Centro Dialisi Porto Torres

Porto Torres trova a nord della Sardegna, paesino sul mare comodo per chi vuole arrivare direttamente in nave.

Faccio un repost, ovvero copio incollo parte di un post che ho scritto tempo fa sul centro dialisi San Camillo di Sassari. Porto Torres dipende direttamente dallo stesso coordinatore. Per quanto riguarda i centri dialisi in provincia, c’e’ una buona scelta, ma attenzione ai tempi di inserimento in lista per noi vacanzieri, i posti riservati alla “dialisi vacanza” sono limitati. Vi invito a leggere questo articolo sulla situazione sassarese per i posti dialisi, la quale non è rosea per noi turisti. Per Sassari, infine, la gestione dei posti dialisi è gestita da un coordinatore, il dr Sergio Frassetto, il quale vi indicherà su quale centro potrete fare dialisi.
In provincia ci sono alcuni centri a cui potrete rivolgervi:
Centro Dialisi Ospedale Civile
Centro Dialisi San Camillo (a pochi minuti dal centro)
Centro Dialisi Porto Torres
Centro Dialisi Alghero
Centro Dialisi di Ozieri

Il centro dialisi di Porto Torres è un piccolo centro ospedialiero sito in periferia della cittadina, direi quasi in campagna. Dovete seguire le indicazioni altrimenti vi perdete sicuramente come ho fatto io. Il centro si presenta come una struttura nuova e con macchine fresenius/gambro, letti comodi ed aria condizionata.
Il personale è preparato ad accogliere i turisti e sono veramente gentili. Il pacchetto “merenda è stupefacente: 2 panini imbottiti, una bottiglia da mezzo di acqua, una mela, un pacchetto di fette biscottate. Per la disponibilità dei posti, come sempre dovete interpellare il sig. Frassetto alla mail dialisi.sancamillo@aslsassari.it e attendere una risposta.

Se avete necessità di ulteriori informazioni, potete contattarmi tramite questo modulo!

 

Viaggio in Francia

Il nostro amico Carlo Cattaneo, ci guida in un bell’itinerario di quasi venti giorni in mezzo alla Francia, visitando suo malgrado, alcuni centri dialisi di cui ci racconta l’esperienza di averli provati.
Buona lettura e buoni futuri viaggi!
Prima dialisi in Italia di rientro dalla vacanza in moto in Francia, ho tempo per scrivere qualche informazione che possa essere utile a tutti.
Il programma della vacanza di 18 giorni prevede di visitare la Champagne, Parigi, costa della Normandia e Mont Saint Michel, castelli della Loira, Lione. Pertanto ho iniziato a maggio a cercare i centri, parte con l’aiuto di Fresenius con il loro servizio Holiday Dialysis e la gentilissima Chiara Frattini e parte chiedendo da solo direttamente alle strutture tramite una ricerca su Global Dialysis. Cosí ho prenotato: una seduta a Reims, Tours, Orleans, Lione e due a Parigi. Brevi descrizioni dei centri:
Reims: il centro è all’interno dell’ Hopital Maison Blanche CHU, a circa 8 km dal centro cittá, in un reparto leggermente distaccato dalla struttura principale. L’ospedale è abbastanza vecchio ma il centro dialisi è piuttosto moderno, bisogna solo fare un pezzo a piedi entrando dall’ingresso principale (dove avevo parcheggiato la moto) e si rischia di perdersi perchè è un labirinto, c’è un ingresso proprio di fianco alla sala dialisi ma non sono riuscito a capire dov’era arrivando dall’esterno. Il turno pomeridiano inizia alle 13,50 ed eravamo in tanti, la sala è molto grande; merenda buona con possibilità di scegliere tra molte cose. Infermiera che parlava pochissimo inglese.
– Parigi: il centro dialisi NephroCare di Fresenius è nel paese di Bièvres a circa 15km a sud dal centro di Parigi, vicino ad una fabbrica Peugeot e a una base aerea militare. Il centro è nel primo caseggiato a sinistra all’interno di un agglomerato di uffici e piccole aziende. Abbastanza recente, ho fatto il turno serale inizia alle 18, in sala eravamo 4 pazienti ma hanno 16 posti, l’unico centro sia con letti che con poltrone (mi hanno messo in poltrona). Colazione eccellente, mi hanno portato fette biscottate, formaggio, succo d’arancia, tè, budino, biscotti, formaggio, mousse di mela! Non avevo mai visto una cosa simile, due pazienti hanno ordinato una pizza che si sono fatti consegnare e hanno mangiato mentre dializzavano; la seduta successiva uno dei pazienti ha offerto baguette imbottite per tutti! Infermiera che parlava un eccellente inglese.
– Tours: il centro è esattamente di fronte alla cattedrale quindi comodissimo da raggiungere. La sala dialisi è in un distaccamento dell’ospedale che si trova di fronte; non è bellissimo, sembra quasi uno scantinato, ed è piuttosto vecchio. Ero in una camera singola e l’infermiera parlava solo francese, la sala principale ha una decina di pazienti. Metodi un pò sbrigativi, cmq mi sono trovato bene; merenda con una mezza baguette con burro e marmellata e tazza di tè.
– Orleans: ho trovato appena fuori in un paese che si chiama Olivet, il centro dialisi si chiama Centre d’Hemodialyse de l’Archette e si trova al piano terra sulla destra dell’ingresso principale del centro di analisi omonimo. Centro modernissimo, il turno del mattino comincia alle 6, quindi sono arrivato lì che era ancora buio. Diviso in varie sale, io ero in una da tre. Il personale parla solo francese ed è molto professionale, merenda buona con pane, burro e marmellata e possibilità di scegliere anche altre cose (biscotti, fette biscottate), tazza di tè, mousse di mela.
– Lione: centro Fresenius NephroCare che si trova in un quartiere a sud della città (Sainte Foy les Lyon) a circa 7 km dal centro. Modernissimo, sala con letti, molto meticolosi con l’igiene, non hanno voluto che usassi i miei aghi perchè teoricamente arrivando dall’esterno avrebbero potuto essere contaminati. Il turno del mattino inizia alle 8.30 anche se al mio arrivo la macchina non era ancora pronta e mi hanno attaccato alle 9.30. Anche quì il personale non parlava inglese anche se poi è venuta a trovarmi una caposala che parlava italiano piuttosto bene. Merenda scarsa, solo due fette biscottate, una tazza di tè e una mousse di mela.
– In comune a tutti i centri: molto silenziosi e tranquilli, nessuno pratica la puntura buttonhole e addirittura in u centro (Reims) neppure la conoscono; men che meno avevano mai visto un paziente che si buca da solo; dopo lo stacco sul buco viene messo un pezzettino di emostatico con una garza sopra e poi mettono un cerotto bianco. In ogni centro non avevano i letti bilancia, ci si pesa all’ingresso e all’uscita. La lingua non è un problema, il processo dialitico è standardizzato ovunque e anche solo con il mio francese striminzito ci siamo capiti benissimo; un pò laborioso raccogliere tutti i documenti che chiedono, pertanto prendersi per tempo, in particolare tutti vogliono la sierologia completa che sia recente (massimo un mese prima delle sedute dialitiche) e anche i tamponi nasali, inguinali e delle zone di puntura. Inoltre ci sono dei moduli da compilare da parte del paziente e alcuni da parte del nefrologo. Non ho mai pagato nulla, è sufficiente la tessera sanitaria nuova (quella blu). Non si può avere pretese circa la scelta del turno, si accetta quel che danno, anche loro sono imballatissimi con i posti dialisi e fanno i miracoli per trovare posti ai turisti di passaggio. Tranne Reims, parcheggio sempre vicinissimo all’ingresso del centro. Alla luce dell’esperienza fatta, posso dire che è un viaggio fattibile da chiunque e che merita davvero per la meraviglia dei luoghi visitati.
Credo avere scritto ciò che può servire, chiunque avesse bisogno altre informazioni, sono a disposizione. Buon viaggio 🙂
Viaggio in Francia – Carlo Cattaneo

Centro dialisi a Pordenone

Faccio questa “recensione” con piacere, in quanto a Pordenone, mi sono davvero trovato in una situazione piacevole e ho trovato del personale davvero eccellente.

Mi dovevo recare in Friuli per un corso di musica a luglio; per chi non lo sapesse, studio a livello amatoriale il trombone e il basso-tuba con enorme soddisfazione pur facendo dialisi, seppur sia un’attività faticosa. Il corso si svolgeva a Spilimbergo, comincio con il telefonare già a maggio: chiamo l’ospedale locale, ma scopro che è solo un CAL e non hanno posto. Sposto le mie ricerche verso Maniago, San Daniele del Friuli e niente. Provo quindi a Pordenone, non vicinissimo, ma ci provo. Mi risponde il coordinatore caposala e mi dice di provare in altri centri, ma che se non avessi trovato di farmi sentire nuovamente. Provo quindi a chiedere anche ad Udine (nessun posto, solo contumacia !!), arrivo persino a Portogruaro. Il resto è troppo distante.
Mi faccio quindi risentire a Pordenone e lì, il caposala Ermes Tonelli nel giro di un paio di giorni, riesce a trovarmi un posto nel suo centro. Mando quindi la documentazione e aspetto che arrivi luglio.

L’ospedale è molto grande, io ho l’abitudine di andare il giorno prima a presentarmi nei centri dialisi perche’ so che arrivarci di solito è un casino, ed in effetti faccio bene perchè altrimenti non avrei saputo parcheggiare. Bisogna entrare con la macchina nell’ospedale ed avere fortuna sotto gli alberi.
Il centro è accogliente e ha orari molto rigidi, per cui conviene rispettarli (il turno pomeridiano comincia alle 14 e non un minuto prima..), ma il personale è come detto molto accogliente e disponibile e ti fa compagnia nella tua stanza per tutto il tempo della dialisi e per me, che faccio 4,20 ore, è davvero apprezzabile.
Il centro inoltre è un’eccellenza per il button hole o puntura ad occhiello e ho avuto informazioni interessanti tanto che ho cominciato a farlo pure io e ne sono molto felice di questa scelta.

Durante le sedute, grissini e the e a chi vuole, pure un bicchiere con tanto ghiaccio. Se c’e’ qualcosa che non va, il medico arriva subito e ti visita. Hanno avuto particolare riguardo per me che ho avuto uno sbalzo pressorio anomalo.  Centro dialisi attrezzato con una ventina di macchine della fresenius.

Se doveste recarvi a fare delle ferie in Friuli, andate con fiducia a Pordenone, ecco i recapiti che ho usato io per contattarli:

ASL Di Pordenone “Santa Maria degli Angeli”

telefono: 0434 399478
fax: 0434 399586
email: segreteria.dialisi@aas5.sanita.fvg.it segr.nefrologia@aas5.sanita.fvg.it

per altri centri visita la sezione apposita o se vuoi segnalarmi altri centri dialisi vacanza, contattami qui

 

Un amico a quattro zampe

Un Amico a quattro zampe; esperienze di dialisi peritoneale in compagnia di un inseparabile compagno di viaggio: il cane.
Scritto a cura di Nolo Roma.

La cura è un percorso lungo, un gioco di squadra che fai con gli infermieri e i medici. Le regole da seguire sono tante e inflessibili. Non rispettarle può voler dire mandare all’aria tutto l’impegno della squadra che lavora con me per la mia salute e rischiare conseguenze serie. Giuro che mi sono sempre impegnato e ho seguito le procedure con il massimo della precisione. Qualche volta non ho messo la mascherina, lo ammetto, ma almeno trattenevo il fiato 🙂
C’è una cosa che peró non sono riuscito a fare.

Quando parlai dei cagnolini che vivevano con me, l’infermiera sgranò gli occhi, si caricò di un bel respiro e tuonò: “i cani fuori dalla stanza!”. Purtroppo avrebbero potuto essere portatori di germi e non dovevo rischiare. Così la mia stanza diventò improvvisamente un ambiente sigillato e vietato agli animali. Ovviamente loro non hanno gradito e hanno covato vendetta. La prima volta che ho dimenticato la porta della stanza aperta, hanno messo in atto il loro piano diabolico e ho trovato una bella chiazza di pipì sul letto e un’altra sul pavimento. È stata questione di un attimo e la loro vendetta si è realizzata. Questo atto intimidatorio non mi ha piegato e ho continuato a proibirgli la stanza. La loro manifestazione di dissenso ha preso forme diverse nel tempo, tutte respinte dal sottoscritto. La cosa più difficile da ignorare era un continuo lamento, quasi un pianto, che proveniva da dietro la porta, senza speranza che smettesse, nonostante i rimproveri e le minacce.

Un giorno stavo lavorando nella stanza/bunker e stavo facendo la cura. Muoversi per casa mentre si è collegati al macchinario puó essere complicato: un filo ti fa bloccare una ruota, un altro lo tiri per sbaglio… quindi, per stare attento ai fili, tornando in stanza, ho dimenticato la porta aperta. Subito richiusa dopo pochi minuti, appena me ne sono accorto. Dopo un pò di tempo la cura finì e mi scollegai dalla macchina e Dorian, il cane maschietto, uscì dalla stanza con me. Porco cane! Ma da quanto era lì? Boh! Di sicuro più di un’ora, e, per di più, era stato dentro anche durante la delicata fase della disconnessione, una delle più suscettibili di infezione. Ero seriamente preoccupato e lo sgridai violentemente, di getto. Passata l’arrabbiatura, realizzai che era stato dentro almeno per un’ora, totalmente immobile e in silenzio, sotto la scrivania, ai miei piedi, altrimenti lo avrei visto. Ecco perché non avevo sentito stranamente nessun lamento, nessun pianto angosciante, finalmente. Non si era avvicinato alla macchina, non mi aveva toccato minimamente.

Infermieri, dottori, mi dispiace, non ce l’ho fatta. Da quel giorno ho cominciato, diciamo così, a dimenticare la porta aperta. Ogni volta più di 7 lunghe interminabili ore insieme, ma al guinzaglio non ci stava lui, ci stavo io. Lui fermo, muto, a sorvegliare. Forse voleva farmi compagnia, forse voleva proteggermi, chissá cosa frullava nel suo cervelletto. Il malato ero io, ma ci siamo sempre curati in due.

Lo so, non ho giustificazioni, sono stato stupido e sconsiderato. Ho messo a rischio tutto. Le infezioni che ho rischiato, nel mio caso, avrebbero potuto essere molto gravi.

Caro Dorian, ai medici non lo ho detto, rimarrà il nostro segreto. Non so se avrebbero capito quanto sei stato importante per me. Ero strapieno di medicine per far andare bene le maledette analisi del sangue. Tu invece sei stato una medicina per il mio cuore. Grazie amico mio.

PS. Purtroppo c’è ancora gente che, soprattutto d’estate, abbandona gli animali. Se sei uno di loro sappi che quella mattina, quando ti alzerai di nascosto da tuo figlio e andrai a legare il cagnolino al palo, per non avere impicci durante le tue vacanze estive, lascerai legata a quel palo anche la tua dignità, mostro. Lui rimarrà ad aspettarti.

—- Vuoi pubblicare anche tu la tua storia? Contattami!

Benessere fisico nel paziente emodializzato

Benessere fisico nel paziente emodializzato

Sto scrivendo nel tempo, degli articoli sulla mia esperienza per quanto riguarda l’attività fisica ed il benessere e il recupero dopo un periodo di inattività.

Ecco quindi i primi due “capitoli” di ciò che ho vissuto e che sto vivendo, quindi ecco il prologo:
Attività fisica nel dializzato, un primo articolo d’ispirazione per tutti, dove cerco di trasmettervi la voglia almeno di provare ad informarvi.

Si comincia con il cardiofrequenzimetro, è un secondo capitolo che contiene cenni di conoscenze cardiologiche e consigli utili per acquistare il vostro primo cardiofrequenzimetro e come utilizzarlo, elemento essenziale per monitorare la vostra attività fisica.

Presto arriveranno anche gli altri capitoli di questa saga epica che mi vede direttamente coinvolto.  Il benessere fisico e l’attività sportiva sono spesso visti come un tabù nelle persone che come noi, hanno un grave problema di salute.  Spero sempre nei vostri (come sempre) numerosi feedback che mi arrivano in privato!

Buona lettura!
Mirko

 

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