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Sport e Trapianto in Emilia Romagna

Sport e Trapianto in Emilia Romagna

Lo sapevi che il movimento ti fa bene, sia prima che dopo il trapianto?! Se risiedi in Emilia Romagna c’è un percorso proprio dedicato a te! Chiedi al tuo medico del centro trapianti o contatta il Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna per maggiori informazioni!

Vuoi saperne di più sullo sport per i trapiantati? Leggi QUESTO articolo della Dottoressa Totti e del Dottor Mosconi sul tema del movimento e dei suoi benefici per noi nefropatici. Non bisogna mai sottovalutare le potenzialità residue del nostro corpo, bisogna sforzarsi a sfruttarle e a beneficiarne per la nostra salute in genere!

“Fare attività fisica non significa fare necessariamente uno sport specifico come calcio, nuoto, etc. ma significa avere uno stile di vita attivo. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano a tutta la popolazione di fare attività fisica per contrastare la sedentarietà e l’insorgenza di malattie correlate ad una vita non attiva. In particolare nelle persone che hanno subito un trapianto d’organo l’attività fisica contrasta gli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva e aiuta a controllare l’aumento di peso e il metabolismo lipidico.”

 

Concorso Artistico Quirino Maggiore

Concorso nazionale “Quirino Maggiore” di narrativa, poesia o fotografia

PREMESSA
La necessità di “umanizzare” la pratica medica per rendere più efficace il percorso di cura prende vita nell’essenza della Medicina Narrativa.
Adattando il concetto di Medicina Narrativa alla “Nefrologia Narrativa” è facile pensare che la narrazione del proprio “Demone” possa lenire la sofferenza e contribuire ad un percorso di cura più efficace.
Il paziente nefropatico, che a causa delle notevoli difficoltà vissute in ospedale ed al proprio domicilio, alle restrizioni alimentari, alla complessità della terapia, oltre alle eventuali ore vissute in sala dialisi, viene sottoposto a disagi che spesso lo portano ad incorrere nella trasgressione e nel rifiuto della collaborazione, è senza alcun dubbio un soggetto che può trarre grande beneficio da questo approccio.

A CHI E’ RIVOLTO IL CONCORSO
Il concorso è aperto a: tutti i pazienti nefropatici, sia acuti che cronici in trattamento conservativo o sostitutivo mediante dialisi (emo o  peritoneo), pazienti trapiantati, loro familiari ed a tutto il personale
sanitario delle nefrologie, dialisi e trapianto.

Regolamento e Scheda di partecipazione

Giornata Mondiale del Rene 2018

Nel tredicesimo anniversario la Giornata mondiale del rene promuove l’accesso all’educazione alla salute, all’assistenza sanitaria e alla prevenzione delle malattie renali per tutte le donne e le ragazze del mondo.

Questo anno la Giornata mondiale del rene e la Giornata internazionale della donna 2018 vengono commemorate lo stesso giorno, offrendoci l’opportunità di riflettere sull’importanza della salute delle donne e in particolare della salute dei reni.

AIUTA LA FONDAZIONE ITALIANA DEL RENE

Clicca qui e scarica il poster della GMR 2018, dedicato a “I Reni & la Salute delle Donne”, il tema di quest’anno, appositamente realizzato dalla FIR in collaborazione con la Società Italiana di Nefrologia e la Croce Rossa Italiana.

STAMPA E APPENDI IL MANIFESTO NEL TUO CENTRO DI NEFROLOGIA / DIALISI / TRAPIANTO

Giornata Mondiale del Rene 2018

La malattia renale cronica è un problema di salute pubblica mondiale.
Il rischio di sviluppare la malattia renale è elevato sia negli uomini che nelle donne ma, secondo alcuni studi, la prevalenza è leggermente più elevata nelle donne.
Tuttavia, il numero di donne in dialisi è inferiore al numero di uomini.
Sono almeno tre le ragioni principali finora riconosciute:

–       la progressione della malattia renale è più lenta nelle donne rispetto agli uomini

–       ci sono barriere psico-socio- economiche come la bassa consapevolezza della patologia

–       esiste un accesso irregolare alle cure nei paesi che non hanno accesso universale all’assistenza sanitaria.

Anche il trapianto renale è distribuito in modo ineguale, a causa di aspetti sociali, culturali e psicologici. Anche in alcuni paesi che prevedono trapianti di rene e trattamento equo per uomini e donne, le donne tendono a donare reni e hanno meno probabilità di riceverli.
Vi è dunque una chiara necessità di affrontare la questione dell’accesso equo alle cure mediche per le donne e aumentare la consapevolezza e l’istruzione per facilitare l’accesso delle donne al trattamento al fine di avere più salute.

Fonte Internazionale:

http://www.worldkidneyday.org/2018-campaign/2018-wkd-theme/

Meyer, sms solidale per il nuovo centro dialisi a misura di bambino

Un nuovo centro dialisi a misura di bambino al Meyer

Al Meyer, grazie all’impegno scientifico dei nostri ricercatori, ogni giorno garantiamo le migliori cure in tutte le specialità pediatriche.

Con il nuovo centro dialisi realizzeremo un reparto dove potremo garantire i massimi livelli di assistenza e attenzione verso i piccoli pazienti con problematiche renali.

Il tutto in un ambiente pensato e realizzato a misura di bambino

Prof.ssa Paola Romagnani
Responsabile Nefrologia e Dialisi Ospedale Pediatrico Meyer

DONA CON SMS 45525Dal 20 febbraio al 6 marzo 2017

Perché sostenere il nuovo centro dialisi a misura di bambino?

La Nefrologia Pediatrica del Meyer, diretta dalla Prof.ssa Paola Romagnani, una delle più autorevoli esperte mondiali per l’attività di ricerca e clinica sulla tematica delle problematiche renali pediatriche, cresce e si evolve.

Sarà ancor più orientata sul bambino e l’adolescente, con una migliore assistenza personalizzata e dedicata da parte dell’operatore, con tecnologie sempre più avanzate e con un ambiente dedicato dove anche gli spazi di attesa e di cura sono pensati per la fruizione in ambito pediatrico.

La tematica sanitaria afferente le malattie renali ha una complessità che nel nostro centro viene affrontata con una perfetta integrazione tra ricerca avanzata e attività clinica ed il nostro è uno dei pochi centri al mondo a lavorare con le tecniche più avanzate di diagnosi genetica e molecolare tramite sequenziamenti esomici del DNA.

Questo significa anche trovare soluzioni che permettano diagnosi precoci che possono anche consentire di evitare di arrivare al processo di dialisi. Il centro tratta circa 1.600 attività di Day Hospital e circa 2.000 prestazioni ambulatoriali all’anno.

L’investimento necessario per l’espansione del reparto di Nefrologia Pediatrica nella nuova ala dell’ospedale secondo pianta è di circa 850.000 euro, di cui 700.000 euro coperti dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer con un finanziamento pubblico ed i rimanenti 150.000 euro saranno garantiti dalla Fondazione Meyer che si attiva anche con iniziative specifiche di raccolta fondi, tra cui l’SMS solidale, per coprire tale impegno.

Trapianto di rene in pazienti ottuagenari

Trapianto di rene in pazienti ottuagenari, opzione perseguibile?

Trapianto di rene in pazienti ottuagenari – Repost to Trapianti.net

Sutherland AI. Renal transplantation in OCTOGENARIANS-a real proposition? Transplantation 2016; 100 (12): 2519-2520.

Trapianto di rene in pazienti ottuagenari. Parallelamente all’innalzamento dell’aspettativa di vita media, l’età di pazienti avviati al trattamento dialitico è triplicata negli ultimi 20 anni.

Nel Regno Unito la più alta incidenza di dialisi si riscontra nei pazienti con età compresa tra 75 e 79 anni, a cui seguono quelli con età anche superiore (80-85 anni).

Tale tendenza ha suscitato un continuo dibattito perfino sulla questione del trapianto in questi pazienti e, anche se la maggior parte delle unità di trapianto non specifica un limite massimo di età, il trapianto nei pazienti di età superiore a 80 anni rimane molto raro.

In questo editoriale viene commentata l’esperienza di trapianto renale in pazienti ottuagenari effettuata da un unico centro nel corso degli ultimi 22 anni (Lønning K, et al. Are octogenarians with end stage renal disease candidates for renal transplantation? Transplantation 2016).

Sebbene il numero complessivo di pazienti inclusi nello studio sia piccolo (47), i risultati ottenuti, confrontati con un gruppo di pazienti di età compresa tra 70 e 79 anni trapiantati durante lo stesso periodo, sono buoni.

Nello specifico, l’esperienza riportata da Lønning riferisce che la sopravvivenza mediana del trapianto è stata di 4,1 anni negli ottuagenari e di 6,4 anni nei pazienti tra i 70 e 79 anni. Così come la sopravvivenza mediana dei pazienti è stata di 4,7 anni negli ottuagenari rispetto ai 6,5 anni dei pazienti tra i 70 e 79 anni, con un tasso di sopravvivenza dei pazienti a 5 anni del 47% negli ottuagenari e del  67% nei pazienti tra 70 e 79 anni.

Ma la sopravvivenza dell’organo (Death-censurata) è stata dell’89% nel gruppo di ottantenni. Questi risultati dimostrano ancora una volta che la morte con graft funzionante è la causa più comune di perdita del trapianto (Huang E, et al. Intermediate-term outcomes associated with kidney transplantation in recipients 80 years and older: an analysis of the OPTN/UNOS database. Transplantation. 2010).

Va tuttavia notato che, sebbene nei pazienti anziani sottoposti a trapianto la sopravvivenza globale sia superiore al trattamento dialitico, il beneficio della stessa non si realizza fino a un anno e mezzo dal trapianto (Sener A, et al. Deceased-donor renal transplantation in the geriatric population demonstrates equal graft survival compared with younger recipients. Transplantation. 2009).

Per ammissione degli stessi autori la loro esperienza ha riguardato pazienti ottuagenari altamente selezionati e questo, intanto, insegna che nella valutazione di trapiantabilità si dovrebbe prendere in considerazione il criterio dell’età biologica piuttosto che quello dell’età anagrafica.

Tuttavia, anche se i risultati dimostrano un beneficio del trapianto per i pazienti ottuagenari selezionati c’è la necessità di considerare se è il caso di trapiantare soggetti molto anziani in un contesto di donatori limitato. Le linee guida del Regno Unito raccomandano che i potenziali candidati al trapianto renale devono raggiungere una sopravvivenza a 5 anni dal trapianto superiore al 50%.

Nello studio di  Lønning, la sopravvivenza a 5 anni è stata complessivamente del 47%, ma se da essa vengono scorporati i risultati dei trapianti eseguiti prima dell’anno 2000 (12 pazienti con aumentato rischio di morte rispetto a quelli trapiantati dopo il 2000), la sopravvivenza a cinque anni della seconda serie supera il 55%, quindi sopra la soglia indicata dalle linee guida.

Secondo la loro esperienza un tasso di sopravvivenza a 5 anni stimato del 55% post-attecchimento è più che accettabile per i pazienti ultraottantenni, quindi l’età di per sé non dovrebbe essere una controindicazione assoluta al trapianto renale nei pazienti molto anziani.

L’editorale si trova sostanzialmente d’accordo con questa posizione. Tuttavia, sottolinea che se si dovesse ampliare la pratica del trapianto in questa fascia di età, bisognrebbe anche essere certi di non alimentare false speranze.

Altri autori hanno dimostrato che solo l’8% di pazienti con più di 65 anni iscritti in lista di attesa sono stati poi effettivamente trapiantati (Stevens KK, et al. Deceased donor transplantation in the elderly—are we creating false hope? Nephrol Dial Transplant. 2011).

Lo stesso trend emerge da altre esperienze statunitensi che, pur riconoscendo l’importanza del trapianto precoce nei riceventi anziani, evidenzia come il numero di quelli che vengono poi realmente trapiantati rimanga basso (Schaeffner ES, et al. Access to kidney transplantation among the elderly in the United States: a glass half full, not half empty. Clin J Am Soc Nephrol. 2010).

Quindi, cosa fare di questi pazienti in un contesto non secondario di scarsità di organi? Per alleviare la pressione sul pool generale di donatori, una soluzione potrebbe essere quella di riservare ai pazienti ultraottantenni i reni di donatori anziani giudicati non trapiantabili su riceventi giovani a causa della prevedibile ridotta funzione e sopravvivenza del trapianto.

Anche se vi è una diffusa preoccupazione sull’utilizzo di organi con criteri estesi in riceventi anch’essi con criteri estesi, alcune esperienze hanno riferito ottimi risultati (Stevens KK, et al. Deceased donor transplantation in the elderly—are we creating false hope? Nephrol Dial Transplant. 2011).

L’altra possibile alternativa per ottenere un trapianto tempestivo in questi pazienti, potrebbe essere il ricorso al donatore vivente. Tuttavia, anche questa soluzione ha i suoi problemi legati al fatto che i chirurghi potrebbero essere reticenti a mettere a rischio i donatori per riceventi anziani con una relativamente breve aspettativa di vita.

Sono questioni importanti che richiedono la dovuta cautela, ma, con i cambiamenti demografici della popolazione e gli atteggiamenti mutevoli della comunità di trapianto, non è difficile prevedere un momento in cui il trapianto negli ottuagenari diventerà una pratica comune.


N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT