Pazienti in dialisi a rischio lavoro

Pazienti in dialisi a rischio lavoro

Pazienti in dialisi, per curarsi rischiano di perdere il lavoro:

Costretti a dipendere da una macchina per vivere, già fragili e provati, i dializzati devono a volte affrontare ostacoli anche nel mondo del lavoro, nonostante le norme a tutela delle persone con disabilità. «Conciliare i tempi della dialisi con quelli del lavoro non è semplice, perché non sempre è possibile accordarsi con il Centro di cura per pianificare il turno che meglio si adatta ai propri obblighi lavorativi – spiega Giuseppe Vanacore, consulente di Aned, l’Associazione nazionale dei dializzati e trapiantati -. Complice la crisi economica, in quest’ultimo periodo stanno aumentando le pressioni dei datori di lavoro che chiedono ai dializzati (oltre il 22% è ancora in età lavorativa) di scegliere il part time, o di mettersi in malattia. Viene disattesa così la Legge n. 104 del ‘92».

«Si fa presto a superarlo se, ogni volta che il dipendente deve fare la dialisi, il datore di lavoro gli chiede di prendere la giornata di malattia invece del permesso previsto dalla Legge 104 – sottolinea Vanacore -. E se si va oltre il cosiddetto “periodo di comporto”, cioè il massimo delle assenze per malattia che un lavoratore può cumulare, si ha prima una riduzione di stipendio, e poi si rischia il licenziamento».

Articolo molto interessante a proposito di lavoro e salute che riguarda il mondo dei dializzati e non solo. Approfondimento a cura de il Corriere.it . LEGGI TUTTO….

Nei centri di dialisi ottima assistenza ma poco calore

Nei centri di dialisi ottima assistenza ma poco calore

 

“Sono soddisfatti delle cure ricevute, ma vorrebbero Centri più accoglienti, maggiore attenzione da parte di medici e infermieri, rispetto della privacy in tutte le fasi della procedura di dialisi…”
Inizia così l’articolo del Corriere della Sera basato sul workshop di settimana scorsa a Roma, dal titolo “la dialisi in Italia: la fotografia scattata dai pazienti”…

Link diretto alla notizia:
A fotografare i bisogni dei pazienti in dialisi è una recente indagine dell’Associazione nazionale dei dializzati e trapiantati (Aned), realizzata tra novembre e dicembre 2013 su un campione di 300 nefropatici di tutte le Regioni. Dai dati emerge che l’80% degli intervistati ritiene gli standard di cura di “ottimo livello” e gli altri pazienti danno comunque un giudizio di sufficienza. «La voce dei malati conferma l’eccellenza dell’assistenza clinica nel nostro Paese – commenta Valentina Paris, presidente di Aned -. Non basta, però: oltre a Centri specializzati di qualità, i pazienti hanno bisogno di una presa in carico globale, perché in quei posti trascorrono 4-5 ore al giorno tre volte la settimana, “legati” a una macchina, in attesa del trapianto d’organo».

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Verso trapianti senza immunosoppressori

Verso trapianti senza immunosoppressori

L’American Journal of Transplantation ( AJT ) ha dato notizia della prossima pubblicazione di questa interessante ricerca.

Medical NewsSi tratta di uno studio /sperimentazione animale per consentire al ricevente di tollerare una sorta di ”chimerismo”col donatore.Come è noto,la chimera è un animale che ha due o più popolazioni differenti di cellule geneticamente distinte .

Attraverso preventivi scambi di midollo osseo,il ricevente ingloba una parte del patrimonio genetico del donatore ,accettando più facilmente il nuovo organo come non estraneo.Lo scopo è di usare così pochi (o addirittura zero) immunosoppressori dopo il trapianto.

Il metodo è studiato da tempo, ma sino ad oggi l’applicazione clinica di questi protocolli è stata impedita dalla potenziale tossicità dei farmaci necessari nella prima fase (farmaci che permettono l’iniziale ”accoglienza” delle cellule del donatore nell’ospite).Ora questa ricerca dimostra che un nuovo approccio di intervento nella fase iniziale ( che blocchi solo alcuni tipi specifici di cellule che reagiscono al ”chimerismo”) risolverebbe il problema.
Lo ”chief executive officer ”Haru Morita ha commentato: ” Noi speriamo che usando il nostro sistema,descritto sulla rivista AJT , si possa arrivare alla tolleranza del trapianto di un organo solido senza somministrazione continua di immunosoppressori.

Notizia tratta da “News-Medical.net

UN MANIFESTO PER RIPARTIRE

IN MOVIMENTO … UN MANIFESTO PER RIPARTIRE.

07/03/2014 www.vita.it Il portale della sostenibilità sociale, economica e ambientale.

Il nostro impegno personale e quello delle nostre organizzazioni, in questi anni, sono innanzitutto modi di esercitare la cittadinanza , sono una forma attiva di partecipazione alla costruzione del bene comune e dell’interesse generale.Per il cambiamento di questo Paese e dei luoghi in cui viviamo, per farla finita con l’autoreferenzialità , per smettere di lamentarsi e praticare la sola rivoluzione che cambia, quella della positività e delle esperienze.

Il Terzo settore è nato con la voglia di cambiare il mondo non per difendere se stesso, ma per cambiare la realtà e le cose, le relazioni tra i viventi.

Qui c’è di mezzo il nostro Paese, il popolo cui apparteniamo, il suo futuro. Qui non è più questione di Terzo settore, non è in questione la sopravvivenza delle organizzazioni e, magari, qualche residuo appalto, ma siamo in questione noi , i nostri figli, la loro educazione, il senso del lavoro e il lavoro che non c’è, i beni pubblici che vorrebbero svendere, la miseria diffusa e che continua a crescere, la concezione stessa dell’intraprendere e della giustizia, in questione è la nostra concezione di accoglienza. Perciò, ci impegniamo …

www.vita.it

In allegato il testo completo del manifesto.

» In movimento … Un manifesto per ripartire (Pdf-130Kb) <

Nuova dialisi dal Giappone

Nuova dialisi dal Giappone

A seguito di catastrofi come il terremoto giapponese e lo tsunami del 2011, i pazienti sottoposti a dialisi sono spesso lasciati senza trattamento fino a quando i servizi ospedalieri non sono tornati normali.

dialysisCon questo in mente, Mitsuhiro Ebara e i suoi collaboratori del Centro Internazionale per i Materiali Nanoarchitettonici (Istituto Nazionale per la Scienza dei Materiali di Ibaraki, in Giappone)  hanno sviluppato un modo per eliminare tossine e scorie dal sangue poco costoso, facile da produrre,con una ”rete” di nanofibre .

La ”rete” dovrebbe essere incorporato in un sistema per  la purificazione del sangue, tanto piccolo da essere portato al braccio di un paziente, riducendo la necessità del tempo e del costo richiesti dalla dialisi .
Il team giapponese ha creato la rete di nanofibre utilizzando due componenti: una matrice primaria in polimero compatibile col sangue (ottenuto da alcol polietilene-co-vinile, o EVOH ) e diverse forme di zeoliti (alluminosilicati presenti in natura). Le zeoliti hanno strutture microporose capaci di assorbire alcune tossine dal sangue,come la creatinina .
Anche se il prototipo non è ancora pronto per la produzione,i Giapponesi confidano che ciò avverrà presto e che altrettanto presto questo sistema basato sulle nanofibre diventerà una alternativa più comoda e meno costosa della dialisi tradizionale per i pazienti renali di tutto il mondo.

Articolo originale in inglese: A Simple Way to Treat Kidney Failure da MDTMAG

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