Quando il dolore diventa un si

Quando il dolore diventa un si

QUANDO IL DOLORE DIVENTA UN SI

Come ogni giorno mi preparavo per la mia giornata di lavoro non curante di ciò che sarebbe successo quella giornata, il nostro mestiere è quello di occuparci di malati e di gente che soffre con l’augurio di guarire tutti e di restituire la stessa vita di prima del ricovero. La storia di un’infermiera speciale.

Quando il dolore diventa un si – racconto di una giornata di lavoro

Quando il dolore diventa un siQuel giorno invece ho incontrato una famiglia disperata che una mattina come tante altre, dove ognuno si prepara per andare a scuola o al lavoro, ci si saluta anche un po’ frettolosamente non sapendo che sarebbe stata l’ultima volta che quei genitori avrebbero visto il loro figlio. E’ bastato un secondo e qualche minuto dopo qualcuno è accorso a casa per avvisare i genitori dell’accaduto. Subito sono accorsi in strada e lo hanno trovato lì disteso a terra con un respiro superficiale ma con uno sguardo perso nel vuoto la corsa verso l’ospedale e poi il ricovero in rianimazione tutto inutile, nessuno ha dato speranze a questi genitori di poter riportare il loro figlio a casa perché le lesioni riportate nell’incidente erano troppo gravi, ma potevano solo attendere e aspettare e accompagnarlo verso la morte.

Assurdo, la vita è assurda non ci si dovrebbe mai trovare in questa situazione, non è possibile… attorno solo amarezza e disperazione della famiglia, ma anche di tutti i sanitari che avrebbero voluto poter fare qualcosa per salvare quel piccolo corpicino, impotenti di fronte a quel destino.

Ore di attesa fino a quando il medico e l’infermiere di reparto chiedono ai genitori di poter parlare con loro, ci sono comunicazioni importanti… putroppo devono comunicare che (userò un nome di fantasia) Luigi è morto, una morte che è difficile da comprendere perché si vede ancora un corpo caldo attaccato a delle macchine, ma, il cervello di Luigi è morto e quindi anche tutti gli altri organi rimangono vitali solo perché attaccatti alle macchine. Io sono l’infermiera che mi trovo a condividere questa notizia e mille sono le domande che leggo negli occhi di quei genitori, tra lacrime e dolore.
No, non ci sono parole che io possa dire per consolarli  vorrei dirgli che mi piacerebbe stringerli vorrei fargli riportare a casa il loro amato Luigi, vorrei che non sentissero tutto questo dolore, cerco nel loro sguardo un aggancio e mi accorgo che mentre i nostri sguardi si incrociano e le nostre mani si stringono stiamo piangendo insieme, lacrime che scorrono in silenzio. Subito dopo questa notizia però devono affrontare anche un’altra scelta, c’è la possibilità di donare gli organi.

Sento la mano della mamma che stringe ancora più forte e poi Lei con coraggio ed un filo di voce dice:

“E’ tutto assurdo, stavamo facendo i preparativi per la Cresima che si doveva svolgere fra qualche domenica ed invece siamo qui che dobbiamo pensare al funerale del nostro Luigi, è tutto molto difficile e doloroso. Io sono una mamma e mai vorrei che nessuno toccasse il mio bambino, forse sono egoista, ma lui è il mio bambino non voglio che nessuno gli faccia niente…” poi un breve silenzio mi stringe la mano ancora più forte e pi continua “Luigi però era un bambino speciale, altruista, sempre pronto ad aiutare chi era in difficoltà, dobbiamo ascoltare ciò che lui ci ha insegnato e che siamo sicuri lui avrebbe voluto. Si vogliamo donare gli organi di Luigi.”

Queste parole mi hanno rimbombato nel cuore per giorni e giorni provando sentimenti di grande rispetto e stima per questa famiglia che è riuscita, in un momento di dolore infinito a fare una scelta così razionale.

Passano le settimane e dopo qualche tempo mi giunge notizia che i bambini che hanno ricevuto gli organi di Luigi stanno bene, Chiamo quei genitori per dargliene notizia e sento nella loro voce commozione, sicuramente per aver risvegliato un dolore, ma anche per avergli dato la gioia di sapere che altre famiglie possono vivere felici, che altri bambini possono diventare adulti grazie a quel gesto di generosità, sanno che altre famiglie non dovranno provare il dolore che a loro è toccato. Nessuno può riportare indietro Luigi e quel destino non si può più cambiare ma sapere che nonostante tutto, ciò sia servito a far star bene altre persone li aiuta ad affrontare il peso che ogni giorno porteranno nel loro cuore.

Quando il dolore diventa un si – il racconto di un’infermiera speciale

 

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