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Sono passati tre mesi esatti da quando ho cominciato di nuovo a fare il mio trattamento salvavita, l’emodialisi. Scrivo alcune considerazioni, che magari possono essere di conforto a chi intraprende per la prima volta questo percorso. Ovviamente è un percorso mentale e fisico, magari per alcuni scontato. Ma quello che importa, per me, è essere con il morale alto e il mio corpo in buona forma.

Finita dialisi, dopo aver mangiato come al solito un tot di roba per riprendermi e fatto un buon sonno ristoratore durato 2 ore, ne approfitto del residuo fresco casalingo per fare due conti spicci.

In tre mesi, da quel 17 marzo, è cambiato molto nella mia vita. Da otto mesi a questa parte, è cambiato praticamente tutto. Tutto il mondo che conoscevo si è come bruciato, volatilizzato, lasciando spazio però a nuove idee, nuovi orizzonti. Come che la cenere che è restata dopo l’incendio, avesse magicamente fertilizzato il terreno della mia vita.
Tutto questo marasma positivo, pur nella malattia e nelle difficoltà che in questi mesi ho affrontato e sopratutto, un scoprire un universo nuovo totalmente diverso da quello di quando “ero” trapiantato.

Ora la libertà è più scarna, il dover far fronte ad un impegno improrogabile come quello di fare dialisi non è facile da affrontare psicologicamente e fisicamente, ti mette alla prova. Il corpo viene sottoposto ad uno stress periodico durante la settimana, che bisogna affrontare (a mio avviso) preparandolo adeguatamente.

E’ per questo che appena mi hanno sottoposto a dialisi, ho pensato di seguire quanto più possibile, un piccolo programma di allenamenti giornalieri. Non sono mai stato uno sportivo patito di questa disciplina, ma mi son detto che se volevo affrontare al meglio questa nuova vita, dovevo evolvere ed equipaggiarmi di armi nuove e fiammanti.

Così mi sono informato bene, ho cercato sia su internet che su manuali pratici per lo sport, un allenamento che fosse semplice da seguire e che mi desse l’opportunità intanto di riprendermi dalla bastonata avuta durante la permanenza in ospedale (con conseguente debilitazione quasi  totale della muscolatura), oltre che di sperare di riuscire a riprendere almeno in parte le avventure in montagna che avevo iniziato negli ultimi anni.

Non è stato facile, ma mi sono imposto di fare almeno 10 squat e 10 flessioni semplici al giorno. Sembra pochissimo, ma per chi non riesce a fare una rampa di scale per poi fermarsi e prendere fiato, credetemi, sono tantissimi!! Così, da quel poco, ho unito alla programmazione alcune decine di minuti di cyclette, poi con il tempo buono, anche alcune passeggiate sul piano qui attorno (e non è facile trovare il piano, essendo che abito in montagna!).

Ad ogni buon modo, il programma di allenamenti è stato molto altalenante poichè avevo continui attacchi di febbre e comunque, alcune cose fino a maggio non andavano cosi’ bene. Poi alla fine, forse per la bella stagione e forse perchè mi stavo riprendendo, finalmente ho potuto essere più stabile nel programma. Da qui le prime soddisfazioni, ovvero le prime ascensioni sui piccoli monti qui vicino e poi, domenica scorsa, l’ascensione al rifugio Boz a 1700 metri in compagnia di Silvana e Severino, lei donatrice di rene a lui (suo marito). Il buon Severino, poi, è anche cardiopatico, ma mi ha fatto vedere i sorci verdi da quanto correva su per i sentieri di quel bellissimo posto.

E’ stata una domenica divertente e spensierata, faticosetta per me poichè ancora tutti i muscoli non sono allenati a dovere, ma fanno sperare bene e se continuo con questa costanza, ho già alcuni luoghi che mi piacerebbe visitare di nuovo come il rifugio Dal Piaz e il monte Pavione, oppure tornare sul Lagorai e visitare nuovamente Cima d’Asta.

Non so, il periodo è buono nonostante la malattia e la dialisi che mi accompagnano di giorno in giorno, con tutte le sue problematiche annesse che non sto qui ad elencare, anche se meriterebbero due parole. Quello che è importante per me, ora, è quello di continuare ad allenarmi e prefiggermi nuove mete da affrontare e conquistare. Ma sopratutto, fare sport per tenere attiva la mente e il mio corpo, per prepararlo ad un eventuale nuovo trapianto. Arrivare ad un’importante traguardo come quello, con un corpo quanto meno in forma, mi potrà permettere di riprendermi in maniera migliore e con meno problemi. Oltretutto, è divertente e interessante camminare in mezzo alla natura, lo consiglio davvero a tutti. Mai mollare!

Dializzato Trapiantato e Donatrice

 

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