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Due trapianti e la cura della montagna

Due trapianti e la cura della montagna

Oggi raccogliamo la storia di Elisabetta, ragazza leccese che ha fatto due trapianti di rene nella sua vita. Andiamo a leggere la sua esperienza fatta di molti momenti bui, ma anche dell’incontro con la montagna grazie all’aiuto di suo marito, del volontariato con AIDO e ANED e dei molti amici che nel tempo ha trovato, oltre che la serenità che ha acquisito passeggiando tra rive scoscese e montagne!

– Ciao Elisabetta, grazie per aver accettato di rispondere a queste domande, cominciamo a conoscerti. Dicci due cose di te, quando ti sei ammalata e come è stato il decorso della tua malattia:

Mi chiamo Elisabetta ho 47 anni abito a Monte marenzo (Lecco)

A 18 anni ho avuto problemi di salute: un rene era atrofizzato  e l’altro funzionava solo parzialmente dando origine così pian piano, senza che lo capissi, spesso a mal di testa causati dalla pressione alta . Ho frequentato l’Istituto Tecnico Parini di Lecco e una brutta mattina sentii un dolore fortissimo alla testa e svenni. Ricoverata immediatamente i medici capirono subito che si trattava di aneurisma cerebrale…. fui operata.
Rimasi tra la vita e la morte per 20 gg.
Dopo indagini esami e altro rimasi in cura con il Professor Locatelli Francesco per 10 anni…
Dopo questo periodo entrai in dialisi per tre mesi perchè ,a mia insaputa, mia mamma voleva donarmi il suo rene.
Mi sono sposata ad aprile del ’96 e di lì a poco fui trapiantata con il rene  della mia mamma. Per 8 anni è andato tutto bene  ma poi la febbre continuava ad essere presente…. il nuovo rene aveva “esaurito” il suo lavoro.
I dottori mi inserirono nella lista e quando mi telefonarono non volevo crederci…..immediatamente tanti dubbi mi assalirono   “Perchè sono stata scelta io e non un bimbo che soffre di più? o un’altra persona che aveva più bisogno”….
I dottori mi rassicurarono e i dubbi scomparirono….
– Come è stato il tuo incontro con la montagna? Chi ti ha spronato per primo ad affrontarla?
Sette anni fa ci successe la cosa più bella che desideravamo da anni….quella di aspettare un bimbo/a ma….. questo esserino l’ho perso in modo spontaneo. La rabbia che avevo dentro….. da qui il mio incontro con la montagna
L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi, cielo, spazio all'aperto, natura e acqua
Elisabetta
– Quanto è importante avere qualcuno accanto quando scali le tue montagne? Raccontaci l’avventura piu’ bella che hai vissuto fino ad ora!
Dopo 10 anni va benino, (solo in questo caso parlo così perchè sono scaramantica) pensate che tutte le domeniche cammino cammino e cammino e vado anche in montagna portando la mia testimonianza con ANED  e AIDO
L’avventura più bella???? Sono tutte belle e uniche …. raggiungere la vetta che sia o no difficoltosa sempre con la presenza di mio marito prima di tutto e poi di amici  di cui ci fidiamo è sempre fantastico
– Pensieri per il futuro? Ci lasci anche un pensiero per i nostri lettori dializzati e trapiantati?
Il futuro è stare bene con me stessa e pensare sempre positivo e fare volontariato
Per i miei colleghi   NON DOBBIAMO MOLLARE MAI  e non darla vinta alla nostra malattia
Anche se so che non è facile ….”sorridere alla vita perchè è unica”
Ciao a tutti, BETTY
Elisabetta con Edmondo, amico trapiantato con cui cammina in montagna

Il dono nelle donazioni

Il dono nelle donazioni, L’intervista a Giovanni Spitale

Pubblichiamo questo breve inserto che riporta l’intervista a Giovanni Spitale, in occasione della pubblicazione della sua prima opera “Il dono nelle donazioni“, buona lettura.

  • Ci ritroviamo a parlare di donazioni con te a distanza di un anno dal precedente articolo dedicato alla campagna di sensibilizzazione “Climb for Life” per Admo. Cosa è cambiato da allora?

Direi che è cambiato molto, ed al contempo molto poco: mi sono finalmente laureato in scienze filosofiche, ho iniziato a lavorare in una scuola (il che mi riempie di soddisfazione), ho pubblicato un libro. Nonostante tutto questo continuo a vivere a braccetto con la mia malattia, l’aplasia midollare idiopatica, e continuo a spendermi per spiegare alle persone l’importanza delle donazioni anatomiche (sangue, organi, midollo osseo), cercando di fornire a chiunque gli strumenti per fare una scelta consapevole sull’argomento. Faccio esattamente quello che voglio fare, sempre meglio di ieri e peggio di domani.

  • Ti sei scoperto autore e ne è prova il tuo libro, tratto dalla tua Tesi di Laurea in Filosofia. Ci descrivi brevemente il percorso che ti ha portato ad avere finalmente in mano il tuo scritto?

In realtà la tesi di laurea è in scienze filosofiche. Sono laureato anche in filosofia: a suo tempo scrissi una tesi sul rapporto tra uomo e macchina, e la scrissi in ospedale, durante il ricovero, mentre il mio corpo era continuamente collegato alle macchine.
Diciamo che sono sempre stato convinto che la filosofia debba servire a qualcosa, e nella fattispecie a migliorare la vita delle persone. Ho scelto di occuparmi di bioetica per due motivi: perché è un campo in cui la filosofia ha molto da dare, e perché la mia storia di vita si lega molto strettamente alla bioetica dei trapianti. Il libro ha due radici, e quindi un doppio spirito; quello personale, soggettivo ed emotivo, e quello accademico, razionale, oggettivo. Quando ho iniziato a scrivere ho subito capito che non avrei potuto fare altro.

  • Leggiamo con piacere che la prefazione è a cura di Erri De Luca, noto autore contemporaneo legato come te agli elementi della natura, alla calma degli spazi e all’attenzione ai dettagli. Come è nata questa amicizia e quanto sei stato influenzato nella realizzazione del tuo libro?

Conosco Erri da anni, ci siamo incontrati per merito di un comune amico, Pietro Dal Prà. Abbiamo realizzato assieme il primissimo volantino di Climb For Life. Poi Erri ha deciso di dedicarsi all’argomento delle donazioni con il libro-film “il turno di notte lo fanno le stelle”, scritto (ovviamente) da lui e diretto da Edoardo Ponti. Io ho avuto una piccola parte nella realizzazione del tutto, e nel documentario “conversazioni all’aria aperta”, allegato al film, dialogo con Erri sull’argomento. Quando ho iniziato a ragionare sulla prefazione del mio libro non avrei potuto pensare ad altri che a lui: è stato proprio lui a farmi nascere l’interesse per il confronto con la Scrittura, approcciata molto laicamente (io non sono nemmeno battezzato), riguardo al dono; tale confronto è uno dei due pilastri del capitolo conclusivo del mio volume. Erri ha fatto proprio un gran lavoro: un dono che non potrò mai ricambiare.

  • Il concetto di donazione si lega benissimo alla tua storia personale, quanto di te è presente nel libro e in che forma lo hai voluto esprimere?

Ogni pagina contiene almeno qualcosa di chi la scrive, o quantomeno credo che si dovrebbe scrivere in questo modo, con vera passione. In questo libro ci sono due cose di me: il mio sapere sui come del dono, ed il mio sapere sui suoi perché. Conoscere per capire, capire per scegliere. Scegliere per essere padroni della propria vita: questo è ciò che insegno ai miei ragazzi, a scuola, e questa è l’idea che ha guidato tutto il lavoro: produrre uno strumento che mettesse le persone in condizione di fare una scelta consapevole e responsabile su una cosa importante. Quindi forse, a ben vedere, ci sono tre cose, di me, nel libro.

  • Qual è il valore più importante che dovrebbe essere alla base di un gesto di donazione, specialmente da una prospettiva bioetica?

Un dono, per essere davvero tale, deve avere due caratteristiche: costruire relazioni ed essere gratuito, nel senso che non deve essere uno strumento per proiettare le intenzioni del donatore sul ricevente. Se manca la prima caratteristica siamo di fronte ad un dono che parla di solitudine, se manca la seconda siamo di fronte ad un dono avvelenato, un dono che si fa per ottenere qualcosa, un non dono. Le donazioni anatomiche sono una figata (che non è un tecnicismo, ma rende l’idea del mio entusiasmo per il tema) proprio per questo: perché sono anonime ma costruiscono relazioni, tra l’umanità e la generosità di chi dona, che sono le sole cose note a chi riceve, e l’umanità ed il bisogno di chi riceve, le sole cose note a chi dona. E le sole importanti, aggiungerei: sesso, razza, religione, fede politica passano, come è giusto che sia, in secondo piano, in questa relazione salvifica da persona a persona.

  • Il tuo viaggio alla ricerca di un donatore compatibile immagino stia procedendo, cosa ti aspetti dal futuro?

Di non morire. Di riuscire a rendermi ancora utile a tutte le persone che aspettano un dono per sopravvivere. Di lasciare il mondo (il più tardi possibile) meglio di come l’ho trovato.

  • Le ultime righe di questa intervista sono dedicate al tuo libero pensiero, da rivolgere a chi ti sta leggendo…

Il mio non è un libro fondamentale. Quelli sono davvero pochi, e sono altri: Il piccolo principe, Cent’anni di solitudine, l’Odissea per dirne tre. Però questo è un libro importante, proprio perché è il punto di partenza per fare una scelta che riguarda noi ed il nostro corpo.

Ogni scelta, poi, non è mai una semplice decisione tar cose diverse: è una affermazione di noi stessi, dei nostri valori, delle cose in cui crediamo. Decidere di fare la differenziata, per esempio, vuol dire anche affermare di credere nell’ambiente e nella sua conservazione come un valore. Decidere di donare vuol dire riconoscere la vita degli altri come un valore, e poiché noi siamo l’altro dell’altro, riconoscere come un valore la nostra.

Voglio cogliere l’occasione di questa intervista per ringraziare Angela Bonato, che ha disegnato la stupenda copertina del volume, il mio editore, Il Poligrafo, per aver creduto in questa pubblicazione, e le associazioni che mi hanno sostenuto nel realizzarla: ADMO Vicenza, Belluno, Trento e Bolzano, AIDO Belluno, AVIS Vittorio Veneto.

Per chi avrà la pazienza di leggere il libro “Il dono nelle donazioni”, avrà una piacevole sorpresa: la bellissima prefazione di Erri De Luca.

Nessuna civiltà umana ha ignora