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Trapianti in cross-over per sbloccare le liste di attesa e salvare vite

 

Ospedale di Padova

Trapianti in cross-over per sbloccare le liste di attesa e salvare vite

21 marzo 2018

Per la prima volta, presso il Centro Trapianti di Rene e Pancreas dell’Azienda ospedaliera e dell’Università di Padova diretto da Paolo Rigotti, è stata realizzata con esito positivo una catena di trapianto di rene da vivente tra coppie donatore-ricevente incompatibili, innescata da un donatore deceduto. Un’esperienza unica non solo a livello italiano ma anche a livello internazionale.

In pratica, nel caso padovano, la disponibilità di un donatore vivente ha permesso a un paziente di ricevere un rene da un altro donatore deceduto, di fatto accorciando i tempi di attesa e permettendo di salvare due vite anziché una soltanto. La donatrice è stata dimessa dopo soli tre giorni dall’intervento, effettuato con tecnica mininvasiva laparoscopica ed è in ottime condizioni, così come i due riceventi, che hanno già una funzionalità renale del tutto normale.

L’opzione del trapianto di rene da donatore vivente è sempre più sfruttata anche in Italia dai pazienti con insufficienza renale cronica, grazie anche agli ottimi risultati e alla sicurezza della procedura per il donatore. Tuttavia, in numerosi casi, l’opzione della donazione diretta tra persone affettivamente legate non è praticabile a causa di un’incompatibilità immunologica.

Per questo durante gli ultimi anni sono state messe in atto diverse strategie, tra cui il trapianto in modalità detta cross-over (in cui tra pazienti avviene uno “scambio” di donatori viventi) e più recentemente le catene di trapianti innescate da donatori samaritani, che compiono cioè il loro atto al di là di un legame affettivo con il paziente. Questi ultimi sono però casi molto rari: dal 2015 ad oggi in Italia si sono verificate appena cinque donazioni samaritane, che hanno consentito di avviare altrettante catene di trapianti.

Proprio per ovviare alla scarsità di donatori nasce il programma DECK (DECeased-Kidney), che implica l’utilizzo di reni da donatore deceduto per implementare i trapianti di rene da donatore vivente tra coppie incompatibili. La complessa fase di studio per la realizzazione del programma, coordinata dalla dottoressa Lucrezia Furian della UOC Chirurgia dei Trapianti di Rene e Pancreas dell’ospedale padovano, ha richiesto una attenta valutazione retrospettiva dei dati relativi a donatori-riceventi incompatibili, una scrupolosa analisi degli aspetti legati all’efficacia, alle problematiche etiche e a quelle logistiche e lo sviluppo di algoritmi per l’ottimizzazione delle catene di trapianti. Tale studio è stato condotto nell’ambito di un progetto di ricerca interdisciplinare finanziato dall’Università degli Studi di Padova che ha coinvolto, oltre all’equipe del centro trapianti, ricercatori del dipartimento di Scienze economiche e aziendali e del dipartimento di Matematica dell’Università di Padova, sotto la direzione di Antonio Nicolò, docente di economia e responsabile scientifico del progetto di ricerca.

Il progetto ha coinvolto l’équipe chirurgica, anestesiologica ed infermieristica della UOC Chirurgia dei Trapianti di Rene e Pancreas dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, in collaborazione con il laboratorio del centro interregionale di immunogenetica NIT di Milano e il laboratorio regionale di immunogenetica dell’Ospedale di Camposampiero. Il Centro Nazionale Trapianti, responsabile del programma nazionale di trapianto di rene da vivente in modalità incrociata tra coppie incompatibili, ed il Coordinamento Regionale Trapianti del Veneto hanno seguito e supportato tutte le fasi di progettazione e realizzazione.

d.m. – Articolo originale tratto dal sito dell’Università di Padova

 

PRIMA DONAZIONE SAMARITANA IN ITALIA

PRIMA DONAZIONE SAMARITANA IN ITALIA INNESCA UNA CATENA CROSS OVER DI TRAPIANTI DI RENE DA VIVENTE.

COMUNICATO STAMPA

La prima catena di trapianti incrociati di rene da vivente in modalità cross-over è stata eseguita in questi
giorni consentendo di donare e trapiantare sei pazienti. La catena-cross over è stata possibile grazie al
primo donatore samaritano che ha “innescato” questo effetto domino che ha permesso a 5 coppie di
donare e ricevere un rene. La catena si è conclusa con il trapianto di un paziente iscritto nella lista d’attesa
da cadavere.
Questo caso è di particolare rilevanza perché grazie alla donazione da vivente cross-over è stato possibile
incrociare in successione tutti i donatori e i riceventi delle coppie – idonei al trapianto da vivente ma
incompatibili tra di loro a livello immunologico o per gruppo sanguigno- creando una catena di donazioni e
di trapianti.
Il primo anello di questa catena è stato un donatore da vivente samaritano, un singolo donatore che, senza
alcun legame affettivo con i riceventi, ha deciso di donare un proprio rene a scopo di trapianto per salvare
la vita di un paziente. Un gesto altruistico che in Italia è ammesso solo per il rene, e segue gli indirizzi
espressi dal Comitato Nazionale di Bioetica del 23 aprile 2010 e dal Consiglio Superiore di Sanità del 4
maggio 2010, nel rispetto della legge n. 458/67 e del suo regolamento attuativo n. 116 del 16 aprile 2010.
Il donatore samaritano è stato inserito in un programma di carattere nazionale gestito dal Centro Nazionale
Trapianti che prevede un iter specifico e scrupoloso per la valutazione clinica del donatore, la valutazione
psicologico/psichiatrica e una valutazione di parte terza che, per la donazione samaritana, viene compiuta
da una commissione nazionale. Superate queste tre fasi il donatore samaritano è stato considerato idoneo
ed ha seguito il protocollo gestionale che prevede l’allocazione dell’organo donato nel programma crosso
ver.
Per trovare la catena ideale tra queste 5 coppie è stato necessario progettare una combinazione basata su
un primo livello di abbinamento tra donatori e riceventi eseguito dagli esperti del Centro Nazionale
Trapianti. Il laboratorio centralizzato di immunogenetica dell’A. O. San Camillo-Forlanini di Roma ha
eseguito i test clinici dei campioni di siero dei riceventi con le cellule dei donatori confermando i cross
match negativi e quindi l’idoneità della catena.
Martedì 7 aprile alle ore 8.30 il primo donatore di rene Samaritano d’Italia ha donato il proprio rene in un
centro della Lombardia e da quel momento è partita una organizzazione complessa che ha riguardato 6
donatori (1 maschio e 5 femmine), sottoposti ad una operazione chirurgica laparoscopica per il prelievo del
rene, e 6 pazienti (5 maschi e 1 femmina) che hanno ricevuto il trapianto.
Questa procedura, durata 72 ore, ha coinvolto il coordinamento nazionale (CNT) e il coordinamento
operativo (CNTO) nella gestione delle procedure di prelievo e trapianto.
Quattro i centri in cui sono stati prelevati i sei reni, quattro i centri di trapianto che hanno ricevuto gli
organi donati, 11 équipes e circa 150 persone coinvolte tra medici, infermieri, rianimatori, operatori della
Polizia di Stato, che ha assicurato il rapido trasporto degli organi con personale della Polizia Stradale a
bordo della Lamborghini Gallardo, una cinquantina i messaggi scambiati nel gruppo di Whatsapp creato dal
CNT Operativo per un aggiornamento costante, in diretta, h24.

PRIMA DONAZIONE SAMARITANA IN ITALIA
Ufficio stampa- Ministero della Salute
Te/. 06. 5994.5397
ufficiostampa@sanita.it
Ufficio comunicazione- Centro Nazionale Trapianti
Te/. 06. 4990. 4040
cnt@iss.it
comunicazione.cnt@iss.it

Il ruolo operativo del Centro Nazionale Trapianti

Il ruolo operativo del Centro Nazionale Trapianti:

razionale e funzione organizzativa

 

Un editoriale pubblicato sulla rivista Trapianti, spiega la trasformazione in atto della Rete Nazionale per i Trapianti italiana, dando conto del contesto, del razionale e delle aspettative che tale trasformazione porta con sé.

L’articolo evidenzia, dunque, diversi elementi conoscitivi, utili a comprendere il processo di riorganizzazione e razionalizzazione che la Rete Nazionale dei Trapianti ha messo in atto.

Il riordino del sistema e la sua ottimizzazione si sono resi necessari a seguito della constatazione che da qualche anno le attività di prelievo e trapianto (soprattutto di organi) hanno mostrato una stagnazione. Inoltre, il nuovo assetto istituzionale, intervenuto con la revisione del Titolo V della Costituzione nonché dell’applicazione della normativa di derivazione europea, ha imposto di procedere a una riorganizzazione della struttura trapiantologica italiana, in particolare razionalizzando le interconnessioni funzionali tra i vari livelli di coordinamento.

Infatti la Rete Nazionale Trapianti, concepita ben oltre 30 anni fa, si è andata via via modificando fino all’importante trasformazione, tutt’ora in atto, che prevede il passaggio da un sistema di coordinamento disegnato a suo tempo su quattro livelli (locale, regionale, interregionale e nazionale) a un sistema a tre livelli (locale, regionale e nazionale) certamente più snello, immediato e in linea con le trasformazioni delle Regioni che, in forza della revisione del titolo V della Costituzione, hanno acquisito piena autonomia gestionale anche nel settore trapiantologico.

Di fatto viene meno il livello di coordinamento interregionale che, pur avendo svolto in passato una funzione essenziale nell’aggregare e coordinare le attività di prelievo e trapianto di più regioni, con l’istituzione del Centro Nazionale Trapianti, ha visto il suo ruolo e le sue funzioni non più in linea con le trasformazioni della rete.

A questo proposito è utile ricordare che il Centro Nazionale Trapianti, la cui struttura e funzionamento sono regolati dall’art. 8 della Legge n. 91/99, aveva finora demandato parte delle proprie funzioni operative proprio ai centri interregionali. Tale scelta fu all’epoca condivisa da tutta la rete per diversi ordini di fattori: il primo indubbiamente dovuto al rispetto della storia di ciascuna aggregazione interregionale che si era formata attraverso complessi accordi sottoscritti tra le singole regioni aggregate; il secondo dovuto al fatto che i centri interregionali avevano già un nucleo e una struttura operativa in grado di gestire programmi sovra regionali e, non ultimo, il fatto che al CNT non vi erano all’epoca le condizioni logistiche, strutturali, finanziarie nonché il personale con il necessario know-how per attivare un nucleo operativo nazionale. Oggi, come detto, la rete si è notevolmente modificata, gran parte delle condizioni ostative di allora sono superate e si sono create le condizioni affinché il Centro Nazionale Trapianti prendesse su di sé non solo quelle funzioni che la stessa legge istitutiva gli assegna, ma anche la gestione diretta di tutti i programmi di trapianto a carattere nazionale e internazionale che negli anni sono stati attivati.

È  sicuramente un impegno gravoso, che riguarda la gestione diretta di programmi complessi come: le urgenze (cuore, fegato, rene); il pediatrico (tutti gli organi); lo split; gli iperimmuni; il cross-over (in futuro anche il trapianto di fegato da vivente); le restituzioni; le eccedenze e l’IGE (Italian Gate of Europe). Ma sono funzioni che il Centro Nazionale Trapianti, oggi, è in grado di gestire con professionalità, competenza e autorevolezza.

Nel riordino, quindi, il Centro Nazionale Trapianti si pone come unico interlocutore operativo a livello nazionale, interfacciandosi direttamente con i Centri Regionali che hanno in carico i donatori e garantendo h/24 il supporto necessario ai fini della gestione operativa dei programmi nazionali e internazionali.

Questo è sicuramente l’aspetto più rilevate della trasformazione in atto.

La centralizzazione gestionale delle allocazioni unitamente a quella delle liste, presenta indubbiamente dei vantaggi:

–    rende più fluido il percorso di allocazione attraverso la standardizzazione dei processi;

–    fornisce un’interpretazione univoca delle regole che attualmente disciplinano tali programmi e quindi più efficace la loro applicazione;

–    favorisce una capacità interlocutoria e un grado di autorevolezza su tutto il territorio nazionale superiori e sempre più rilevanti quanto più alti saranno i volumi di attività che verranno gestiti;

–    permette un controllo in tempo reale delle donazioni, dei flussi allocativi e dell’esito dei processi;

Quindi se si guarda al riordino in un’ottica di razionalizzazione del sistema, non si può non prendere atto della necessità e dell’utilità che il riordino porta con sé.

L’editoriale dà anche conto dei vari passaggi che sono stati attuati e che si stanno attuando in questa prima fase della centralizzazione, riportando le azioni messe in campo per il coordinamento operativo tra le parti coinvolte e la loro integrazione, per cui se ne consiglia la lettura.

È chiaro che per ottenere i benefici attesi il passaggio di queste importanti funzioni deve essere adeguatamente supportato nel percorso attuativo, non solo nei suoi aspetti più tecnici, ma anche in quelli istituzionali. Ma è evidente che la riorganizzazione della rete è orientata verso l’adozione di politiche di coordinamento ed accorpamento dei servizi dove esiste una pluralità delle attività di prelievo e trapianto.

È l’intuizione giusta. Solo una politica di razionalizzazione e accorpamento può, nel medio e nel lungo periodo, contenere i costi assicurando un mantenimento e, in prospettiva, un miglioramento della numerosità e della qualità delle prestazioni.

Certamente sempre più in linea con i bisogni e le attese dei pazienti, ma nel rispetto delle ammissibilità economiche imposte dal particolare contesto socio economico che il Paese sta attraversando e funzionale alla normativa vigente.

Bibliografia Editoriale: Il ruolo operativo del Centro Nazionale Trapianti: razionale e funzione organizzativa. Trapianti 2014;18(2):36-38.

Trapianti pediatrici in calo

Trapianti pediatrici in calo

2013: trapianti pediatrici in calo. 10/03/2014 210 bambini aspettano un organo.

Sono stati 57 i trapianti di fegato nel 2013 contro i 74 del’anno precedente, 53 quelli di rene a fronte di 60 nel 2012 e 21 quelli di cuore contro i 28 dell’anno prima. Ma al 31 dicembre 2013 c’erano ancora 32 bambini che aspettavano un fegato, 119 che aspettavano un rene e 59 in attesa di un cuore.
A rilevarlo sono i dati del Programma nazionale pediatrico al 31 dicembre 2013 del Centro nazionale trapianti (Cnt), diffusi dal ministero della Salute. Un’occasione anche per fare il punto sull’attività dei trapianti pediatrici negli ultimo 12 anni: in particolare, dal 2002 al 2013 sono stati 253 i trapianti di cuore, 747 quelli di rene e 784 quelli di fegato. L’anno con il numero di trapianti più alto per il cuore è stato il 2009, quando sono stati effettuati 30 trapianti pediatrici, sempre il 2009 anche per il rene, con 92 trapianti pediatrici, mentre per il fegato l’anno con il numero più alto di interventi è stato il 2008, con 86 trapianti. In generale, comunque, si può notare dal 2008 ad oggi un costante decremento del numero di interventi.
Ma vediamo i dettagli per ciascuno dei tre organi.

CUORE
Sono stati in totale 253 i cuori trapiantati in bambini e adolescenti negli ultimi 12 anni, con un minimo di interventi registrato nel 2002, con 10 trapianti, e un massimo registrato nel 2009 con 30 cuori trapianti. Nel 2012 i trapianti di cuore sono stati 28 e nel 2013 sono scesi a 21.
In questi 12 anni la maggior parte degli interventi (91) è stato effettuato al Bambin Gesù di Roma, ma anche gli Ospedali Riuniti di Bergano, con 39 interventi, si rivela un punto di riferimento nazionale.
Nel 2013 i pazienti pediatrici sottoposti a trapianto di cuore sono stati soprattutto femmine (57%). In generale, al momento dell’intervento il 29% dei pazienti aveva meno di 3 anni di età, un ulteriore 29% tra i 9 e i 13 anni, il 28% tra i 14 e i 17 anni, il 12% tra i 4 e gli 8 anni, il 2% oltre 17 anni di età.
Al 31 dicembre 2013 erano in attesa di un trapianto di cuore ancora 59 tra bambini e ragazzi, su un totale di 92 iscritti nel corso del 2013. La lista si è ridotta di 33 pazienti, in 21 casi perché hanno ottenuto il trapianto nel corso dell’anno, in 3 casi per motivi non noti mentre, purtroppo, 9 piccoli pazienti sono morti nel corso dell’anno mentre aspettavano l’organo. Il tempo medio di attesa per un trapianto pediatrico di cuore è pari 27 mesi (nel 2011 il tempo medio di attesa era di 20 mesi). La percentuale di mortalità in lista di attesa è del 9,8%.

FEGATO
Sono stati in totale 784 i fegati trapiantati in bambini e adolescenti negli ultimi 12 anni, con un minimo di interventi registrato nel 2002, con 28 trapianti, e un massimo registrato nel 2008 con 86 fegati trapianti. Nel 2012 i trapianti di fegato sono stati 74 e nel 2013 sono scesi a 57.
In questi 12 anni la maggior parte degli interventi (339) è stata effettuata agli Ospedali Riuniti di Bergamo, seguito dall’Ismett Partnership Dip. Interazienda (140) e dall’Azienda S. Giovanni Battista di Torino (103).
Nel 2013 i pazienti pediatrici sottoposti a trapianto di fegato sono stati soprattutto maschi (53%). In generale, al momento dell’intervento il 59% dei pazienti aveva un’età inferiore ai 3 anni, un ulteriore 16% aveva tra i 4 e gli 8 anni, il 13% tra i 9 e i 13 anni, l’11% tra i 14 e i 17 anni, l’1% oltre 17 anni di età.
Al 31 dicembre 2013 erano in attesa di un trapianto di fegato ancora 32 tra bambini e ragazzi, su un totale di 124 iscritti nel corso del 2013. La lista si è ridotta di 92 pazienti, in 57 casi perché hanno ottenuto il trapianto nel corso dell’anno, in 28 casi per motivi non noti mentre, purtroppo, 7 piccoli pazienti sono morti nel corso dell’anno mentre aspettavano l’organo. Il tempo medio di attesa per un trapianto pediatrico di fegato è pari 10,3 mesi (nel 2011 il tempo medio di attesa era di 1 anno). La percentuale di mortalità in lista di attesa è del 5,6%.

RENE
Sono stati in totale 747 i trapianti di rene in bambini e adolescenti negli ultimi 12 anni, con un minimo di interventi registrato nel 2002, con 37 trapianti, e un massimo registrato nel 2009 con 92 trapianti di rene. Nel 2012 i trapianti di rene sono stati 60 e nel 2013 sono scesi a 53.
In questi 12 anni la maggior parte degli interventi (178) è stata effettuata all’Azienda ospedaliera di Padova, seguito dal Bambin Gesù di Roma (170).
Nel 2013 i pazienti pediatrici sottoposti a trapianto di rene sono stati soprattutto maschi (61%). In generale, al momento dell’intervento il 32% dei pazienti aveva un’età tra i 14 e i 17 anni, un ulteriore 22% tra i 9 e i 13 anni, il 20% tra i 4 e gli 8 anni, il 15% meno di 3 anni, l’11% aveva oltre 17 anni di età.
Al 31 dicembre 2013 erano in attesa di un trapianto di rene ancora 119 tra bambini e ragazzi, su un totale di 189 iscritti nel corso del 2013. La lista si è ridotta di 70 pazienti, in 53 casi perché hanno ottenuto il trapianto nel corso dell’anno, in16 casi per motivi non noti mentre, purtroppo, 1 paziente è morto nel corso dell’anno mentre aspettavano l’organo. Il tempo medio di attesa per un trapianto pediatrico di rene è pari 22,2 mesi (nel 2011 il tempo di attesa era di 19 mesi). La percentuale di mortalità in lista di attesa è dello 0,5%.

Notizia tratta dal portale AIDO.it