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Trapianto di rene in pazienti ottuagenari

Trapianto di rene in pazienti ottuagenari, opzione perseguibile?

Trapianto di rene in pazienti ottuagenari – Repost to Trapianti.net

Sutherland AI. Renal transplantation in OCTOGENARIANS-a real proposition? Transplantation 2016; 100 (12): 2519-2520.

Trapianto di rene in pazienti ottuagenari. Parallelamente all’innalzamento dell’aspettativa di vita media, l’età di pazienti avviati al trattamento dialitico è triplicata negli ultimi 20 anni.

Nel Regno Unito la più alta incidenza di dialisi si riscontra nei pazienti con età compresa tra 75 e 79 anni, a cui seguono quelli con età anche superiore (80-85 anni).

Tale tendenza ha suscitato un continuo dibattito perfino sulla questione del trapianto in questi pazienti e, anche se la maggior parte delle unità di trapianto non specifica un limite massimo di età, il trapianto nei pazienti di età superiore a 80 anni rimane molto raro.

In questo editoriale viene commentata l’esperienza di trapianto renale in pazienti ottuagenari effettuata da un unico centro nel corso degli ultimi 22 anni (Lønning K, et al. Are octogenarians with end stage renal disease candidates for renal transplantation? Transplantation 2016).

Sebbene il numero complessivo di pazienti inclusi nello studio sia piccolo (47), i risultati ottenuti, confrontati con un gruppo di pazienti di età compresa tra 70 e 79 anni trapiantati durante lo stesso periodo, sono buoni.

Nello specifico, l’esperienza riportata da Lønning riferisce che la sopravvivenza mediana del trapianto è stata di 4,1 anni negli ottuagenari e di 6,4 anni nei pazienti tra i 70 e 79 anni. Così come la sopravvivenza mediana dei pazienti è stata di 4,7 anni negli ottuagenari rispetto ai 6,5 anni dei pazienti tra i 70 e 79 anni, con un tasso di sopravvivenza dei pazienti a 5 anni del 47% negli ottuagenari e del  67% nei pazienti tra 70 e 79 anni.

Ma la sopravvivenza dell’organo (Death-censurata) è stata dell’89% nel gruppo di ottantenni. Questi risultati dimostrano ancora una volta che la morte con graft funzionante è la causa più comune di perdita del trapianto (Huang E, et al. Intermediate-term outcomes associated with kidney transplantation in recipients 80 years and older: an analysis of the OPTN/UNOS database. Transplantation. 2010).

Va tuttavia notato che, sebbene nei pazienti anziani sottoposti a trapianto la sopravvivenza globale sia superiore al trattamento dialitico, il beneficio della stessa non si realizza fino a un anno e mezzo dal trapianto (Sener A, et al. Deceased-donor renal transplantation in the geriatric population demonstrates equal graft survival compared with younger recipients. Transplantation. 2009).

Per ammissione degli stessi autori la loro esperienza ha riguardato pazienti ottuagenari altamente selezionati e questo, intanto, insegna che nella valutazione di trapiantabilità si dovrebbe prendere in considerazione il criterio dell’età biologica piuttosto che quello dell’età anagrafica.

Tuttavia, anche se i risultati dimostrano un beneficio del trapianto per i pazienti ottuagenari selezionati c’è la necessità di considerare se è il caso di trapiantare soggetti molto anziani in un contesto di donatori limitato. Le linee guida del Regno Unito raccomandano che i potenziali candidati al trapianto renale devono raggiungere una sopravvivenza a 5 anni dal trapianto superiore al 50%.

Nello studio di  Lønning, la sopravvivenza a 5 anni è stata complessivamente del 47%, ma se da essa vengono scorporati i risultati dei trapianti eseguiti prima dell’anno 2000 (12 pazienti con aumentato rischio di morte rispetto a quelli trapiantati dopo il 2000), la sopravvivenza a cinque anni della seconda serie supera il 55%, quindi sopra la soglia indicata dalle linee guida.

Secondo la loro esperienza un tasso di sopravvivenza a 5 anni stimato del 55% post-attecchimento è più che accettabile per i pazienti ultraottantenni, quindi l’età di per sé non dovrebbe essere una controindicazione assoluta al trapianto renale nei pazienti molto anziani.

L’editorale si trova sostanzialmente d’accordo con questa posizione. Tuttavia, sottolinea che se si dovesse ampliare la pratica del trapianto in questa fascia di età, bisognrebbe anche essere certi di non alimentare false speranze.

Altri autori hanno dimostrato che solo l’8% di pazienti con più di 65 anni iscritti in lista di attesa sono stati poi effettivamente trapiantati (Stevens KK, et al. Deceased donor transplantation in the elderly—are we creating false hope? Nephrol Dial Transplant. 2011).

Lo stesso trend emerge da altre esperienze statunitensi che, pur riconoscendo l’importanza del trapianto precoce nei riceventi anziani, evidenzia come il numero di quelli che vengono poi realmente trapiantati rimanga basso (Schaeffner ES, et al. Access to kidney transplantation among the elderly in the United States: a glass half full, not half empty. Clin J Am Soc Nephrol. 2010).

Quindi, cosa fare di questi pazienti in un contesto non secondario di scarsità di organi? Per alleviare la pressione sul pool generale di donatori, una soluzione potrebbe essere quella di riservare ai pazienti ultraottantenni i reni di donatori anziani giudicati non trapiantabili su riceventi giovani a causa della prevedibile ridotta funzione e sopravvivenza del trapianto.

Anche se vi è una diffusa preoccupazione sull’utilizzo di organi con criteri estesi in riceventi anch’essi con criteri estesi, alcune esperienze hanno riferito ottimi risultati (Stevens KK, et al. Deceased donor transplantation in the elderly—are we creating false hope? Nephrol Dial Transplant. 2011).

L’altra possibile alternativa per ottenere un trapianto tempestivo in questi pazienti, potrebbe essere il ricorso al donatore vivente. Tuttavia, anche questa soluzione ha i suoi problemi legati al fatto che i chirurghi potrebbero essere reticenti a mettere a rischio i donatori per riceventi anziani con una relativamente breve aspettativa di vita.

Sono questioni importanti che richiedono la dovuta cautela, ma, con i cambiamenti demografici della popolazione e gli atteggiamenti mutevoli della comunità di trapianto, non è difficile prevedere un momento in cui il trapianto negli ottuagenari diventerà una pratica comune.


N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

Nuovo contrassegno invalidi europeo

Nuovo contrassegno invalidi europeo

NUOVO CONTRASSEGNO INVALIDI, ARRIVA QUELLO “EUROPEO”: sostituzione entro il 15 settembre

Dal 15 settembre 2015 il vecchio contrassegno invalidi (arancione) non sarà più valido e andrà sostituito con il nuovo modello europeo. Per restituire il contrassegno e ritirare quello nuovo è necessario presentarsi all’ufficio di Polizia Locale del Comune di residenza. Il D.Lgs 151/2012 ha introdotto il nuovo contrassegno invalidi europeo di colore azzurro che prevede l’apposizione di una foto e della firma dell’intestatario.
I cittadini in possesso del vecchio modello arancione di contrassegno invalidi sono invitati a recarsi, entro il 15 settembre 2015, presso l’ufficio di Polizia Locale per la necessaria sostituzione. Dopo quella data il vecchio modello non sarà più valido e non autorizzerà più alla sosta negli spazi dedicati e alla circolazione nelle zone accessibili con tale permesso. Per la sostituzione del vecchio contrassegno con il nuovo di tipo europeo sono necessari:

 Due fototessere recenti del titolare
 Il vecchio contrassegno “arancione”.
 La carta d’identità del titolare

Per tale procedimento può presentarsi anche una persona diversa dal titolare, senza delega ma con proprio documento d’identità. Il contrassegno europeo consente a un disabile, che ha diritto a particolari agevolazioni nel paese in cui risiede, di godere dei benefici offerti ai disabili negli altri paesi dell’Ue in cui si sposta. Quindi il contrassegno, con il riconoscimento in tutta Europa, facilita notevolmente la libera circolazione e l’autonomia dei disabili nell’Unione Europea.

Chi ne ha diritto, come ottenerlo e usarlo

Tra le varie agevolazioni previste per facilitare la mobilità dei disabili c’è il contrassegno per auto che, in deroga ad alcune prescrizioni di legge, mette al riparo i soggetti portatori di handicap e/o invalidi da improprie contestazioni o verbalizzazioni di infrazioni.

Il contrassegno invalidi è un tagliando di colore arancione con il simbolo grafico della disabilità che permette alle persone con problemi di deambulazione e ai non vedenti di usufruire di facilitazioni nella circolazione e nella sosta dei veicoli al loro servizio, anche in zone vietate alla generalità dei veicoli.

Si tratta di una speciale autorizzazione che, previo accertamento medico, viene rilasciata dal proprio Comune di residenza (più esattamente dal sindaco), ma è valido e utilizzabile su tutto il territorio nazionale (art.188 del Codice della Strada, CdS, e art. 381 del Regolamento di esecuzione del CdS).

Formalmente è un atto amministrativo autorizzatorio che rimane di proprietà comunale anche se affidato alla detenzione temporanea della persona fisica indicata.

Il contrassegno ha la durata di cinque anni, anche se la disabilità è permanente. Quando i cinque anni sono scaduti, può essere rinnovato.

Fino al 15 settembre 2012 il contrassegno per auto rilasciato dal Comune era un tagliando di colore arancione, con il simbolo nero della sedia a rotelle.

Dal 15 settembre 2012 è entrato in vigore in Italia il nuovo contrassegno di parcheggio per disabili “europeo”, con un formato rettangolare, di colore azzurro chiaro, con il simbolo internazionale dell’accessibilità bianco della sedia a rotelle su fondo blu.

Il nuovo contrassegno rilasciato a partire dal 15 settembre 2012 è stato introdotto con il Decreto del Presidente della Repubblica n.151 del 30 luglio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 31 agosto 2012, ed è conforme al “contrassegno unificato disabili europeo” (CUDE) previsto dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea 98/376/CE.
Il contrassegno europeo sarà quindi valido anche negli altri ventisette paesi aderenti all’UE, senza rischiare di subire multe o altri disagi per il mancato riconoscimento del documento rilasciato dall’autorità italiana.
I requisiti previsti per il rilascio del nuovo contrassegno restano principalmente gli stessi; allo stesso modo, anche le condizioni del suo utilizzo.
Si ricorda che i Comuni hanno tre anni di tempo per sostituire il vecchio contrassegno con il nuovo modello europeo. In questo periodo quelli già rilasciati restano comunque validi ed i nuovi contrassegni europei saranno consegnati in occasione del rinnovo degli stessi. Nel caso il titolare del vecchio contrassegno in corso di validità abbia la necessità di recarsi in un Paese dell’Unione Europea è consigliabile rivolgersi al proprio Comune di residenza per richiederne tempestivamente la sostituzione.
Entro lo stesso termine di tre anni, anche la segnaletica stradale orizzontale e verticale relativa alla mobilità delle persone con disabilità dovrà essere adeguata alla rappresentazione grafica e cromatica del nuovo contrassegno, in base alle indicazioni contenute nel Decreto.

Per conoscere chi ha diritto al contrassegno, consultare

Per conoscere come usare correttamente il proprio contrassegno disabili, consultare:

Per conoscere precisazioni e altre informazioni utili sull’uso corretto del contrassegno disabili, consultare:

Per conoscere informazioni su rilascio, rinnovo e duplicato del contrassegno, consultare

Per conoscere le informazioni sul nuovo contrassegno europeo, il tagliando azzurro che permetterà di viaggiare liberamente in auto per l’Europa, consultare:

Fonti: Aned Onlus – Servizio ACI Italia

Dialisi in vacanza, consigli utili

Dialisi in vacanza, consigli utili

In molti casi quando una persona entra nella terapia dialitica, dialisi peritoneale e più marcatamente nell’emodialisi, essa si sente a disagio, in mancanza di una parte essenziale di se stesso, ovvero la libertà di poter viaggiare e visitare posti distanti da casa.
Il disagio quindi creato da questo tipo di terapia, fa sì che il paziente smetta di spostarsi non concedendosi il piacere quindi di fare vacanze come tutte le persone che stanno bene.
Da molti anni per fortuna, in Italia e all’estero, esistono centri attrezzati ad ospitare persone che hanno bisogno di sedute di dialisi. Certo bisogna muoversi per tempo e in collaborazione con il proprio centro dialisi, affinchè il centro ospitante possa organizzare i turni e verificare la presenza di filtri e accessori per la dialisi che effettua normalmente il paziente richiedente, ovvero noi! Una volta risolta la questione della prenotazione il tutto può svolgersi come una normale fase preparatoria alle vacanze o al viaggio che desiderate fare! Alcune esperienze le troverete proprio in questo portale, sfogliate la sezione apposita!
Qui alcuni consigli su come affrontare l’iter, grazie ad ANED Onlus. Non resta che augurare Buone Vacanze!

Dialisi in vacanza, consigli utili IN ITALIA 

Spostarsi dalla propria residenza se si è dializzati richiede molta buona volontà e un pizzico di fortuna, per riuscire a trovare un posto dialisi proprio dove e nel periodo che si vorrebbe.
Raccomandiamo di prenotare per tempo, inviando una domanda – per iscritto o via fax – con allegato una scheda dialisi rilasciata dal vostro centro. E’ indispensabile che sia indicato positività o negatività per l’epatite B e C, il tipo di dialisi, il ritmo e le ore di dialisi, se ci sono particolari esigenze particolari di filtri o altro.
Se trovate posto solo in struttura privata informarsi se  è “accreditata” dal SSN,  in caso contrario è indispensabile farsi inviare un preventivo del costo su carta intestata da portare alla vostra ASL per ottenere, per iscritto, l’autorizzazione alla forma “indiretta” con l’indicazione della misura del rimborso che vi verrà riconosciuto. Altrettanto è indispensabile per accedere ai Centri Dialisi pubblici che offrono il trattamento dialitico solo in attività “libero-professionale”.
Dal 2002 la legge non prevede più l’accesso alle prestazioni sanitarie in “indiretta”:  è quindi solo una facoltà (e non un obbligo) da parte delle ASL di prevedere un rimborso delle spese sostenute in strutture private. Da parte di alcune regioni viene richiesta anche una dichiarazione da parte dell’Ospedale più vicino che non ha possibilità di accogliervi.
Solo in possesso di autorizzazione preventiva è possibile un rimborso di parte della somma spesa (in molte regioni è pari all’80% della tariffa fissata a livello nazionale) a presentazione di regolare fattura quietanzata.

TEMPORANEA DIMORA FUORI DALLA PROPRIA RESIDENZA

La Conferenza Stato-Regioni ha recentemente siglato un accordo per normare l’iscrizione temporanea negli elenchi dei medici di medicina generale della Asl diversa da quella di residenza.
Per l’accordo dell’8 maggio 2003, le ASL provvedono all’iscrizione in apposito elenco, dei cittadini non iscritti negli elenchi anagrafici, che vi dimorino abitualmente per periodi superiori a tre mesi, per motivi attinenti all’attività di lavoro, per motivi di studio o di salute.
L’iscrizione ha scadenza annuale ed è rinnovabile. L’iscrizione temporanea dà diritto a scegliere il medico di famiglia ed a ricevere tutte le prestazioni sanitarie incluse nei LEA (livelli essenziali di assistenza).

Dialisi in vacanza, consigli utili NEI PAESI DELLA CEE

Le normative che regolano la libera circolazione dei cittadini all’interno della Comunità Europea ed in particolare il diritto all’assistenza sanitaria, si applicano a tutti i cittadini italiani iscritti al SSN che quindi hanno diritto a godere, nei Paesi della Comunità, della medesima assistenza e prestazione, con gli stessi benefici, ma anche con gli stessi oneri del cittadino straniero residente. Per cui, nei Paesi dove esistono ticket sanitari, dovrà pagarli.
In via generale è buona norma, se si è in possesso del riconoscimento della qualifica di invalido, magari con connotazione di gravità ex legge 104/92, portare con sé una copia autenticata (in Comune) e far apporre sui modelli E/111 o E/112, al momento del rilascio da parte della ASL, la nota che si è riconosciuti invalidi in condizione di gravità.
Per effettuare dialisi, in regime ambulatoriale, il modello da richiedere alla ASL di residenza – che normalmente lo rilascia immediatamente – è l’E/111, modello che, recentemente in virtù di una convenzione bilaterale, è valido anche per la Svizzera.
Prima di partire per l’estero ricordarsi che bisogna:

  • prenotare per iscritto inviando relazione clinica e, se appena è possibile, portarne con sé una recente, tradotta in inglese;
  • prenotando farsi chiarire bene se la struttura è convenzionata con il locale Servizio Sanitario (anche all’estero esistono centri privati) e se le prestazioni saranno completamente coperte dai moduli internazionali;
  • chiedere espressamente se forniscono i medicinali che normalmente fate durante o a fine dialisi (in molti Paesi i centri non forniscono Eritropoietina);
  • non partire mai senza il modulo E/111 compilato e consegnarlo all’arrivo, all’accettazione del Centro estero;
  • portare con sé la tessera sanitaria e il tesserino dell’esenzione ticket;
  • e non dimenticate a casa la terapia consueta: non sempre è possibile trovare i vostri farmaci in Paesi esteri e avranno nomi commerciali differenti.

Dialisi in vacanza, consigli utili NEI PAESI EXTRA COMUNITÀ EUROPEA

Per qualche Paese esistono convenzioni bilaterali (per es. Australia, Argentina, Slovenia, Croazia solo per lavoratori del comparto privato) per cui in ogni caso è opportuno chiedere informazioni alla propria ASL (che per i Paesi convenzionati vi darà l’apposito modello) o all’Assessorato Regionale Sanità.
Potete reperire informazioni generiche anche sul sito: www.ministerosalute.it cliccando sulla finestra (a sinistra nella Home page) “assistenza all’estero” e per avere indirizzi su centri dialisi potete contattare l’Addetto ai Problemi Sanitari dell’Ambasciata in Italia del Paese estero.
Dove non esistono convenzioni è assolutamente indispensabile, prima di partire, chiedere e ottenere l’autorizzazione preventiva dalla ASL di appartenenza e, per non avere  brutte sorprese, farsi rilasciare un preventivo scritto della tariffa che vi sarà richiesta  per lo specifico tipo di trattamento che avete bisogno (quindi dopo che avrete inviato una relazione, in inglese, del vostro centro) e avere assicurazioni sulla misura del rimborso da parte della ASL.

Usl 1 come la Catalogna per donazioni di organi

Usl 1 come la Catalogna per donazioni di organi

 

Notizia tratta dal Corriere delle Alpi

BELLUNO. Una nuova vita in dono. Nei numeri di prelievi e donazioni di organi, l’Usl 1 di Belluno è ai livelli della Catalogna, la regione spagnola di Barcellona. Quindi ai vertici europei. In media, il tasso è di 58,4 ogni milione di abitanti, circa il doppio di quella regionale. Nella notte tra martedì e mercoledì, c’è stato il secondo prelievo dell’anno, l’ottantesimo dal 2002 in poi, al Gruppo operatorio di Belluno a cura dell’equipe anestesiologica e infermieristica guidata dal coordinatore locale per i trapianti, dottor Franco Stetka.

…spiega Davide Mazzon, il direttore di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale San Martino, «quello che possiamo dire è che c’è un’opposizione molto bassa da parte dei cari. Riscontro una grande disponibilità al prelievo e al successivo trapianto e questo ci fa essere davvero ai livelli catalani, grazie anche all’attività che svolgono associazioni benemerite come l’Aido, che si occupa proprio della donazione di organi».

Le liste di attesa sono lunghe e ci sono pazienti che non possono proprio avere pazienza. Quali sono gli organi più necessari? «Cuore polmoni e fegato possono essere in grado di salvare una vita, ma sono importanti anche le reni, nel momento in cui liberano il destinatario della necessità di ricorrere alla dialisi. Qui migliora inevitabilmente la qualità della vita stessa. Noi agiamo anche sulle cornee e sui tessuti, peraltro e anche qui i numeri sono molto confortanti. Le premesse necessarie sono tre: l’efficienza della macchina organizzativa, la qualità delle cure prestate ai donatori e la generosità delle loro famiglie … E poi ribadisco una volta di più questa grande generosità da parte dei bellunesi. Quasi una piccola consolazione, in un momento di grande sofferenza il fatto di poter aiutare qualcun altro a rimanere in vita o vivere in maniera migliore».

 

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