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Occhi per vedere, fiato per camminare

Occhi per vedere, fiato per camminare

Qualche giorno fa ho fatto un’escursione in montagna. Non è stata una passeggiata quella che ho fatto, anzi, una bella camminata, una di quelle toste che ti fanno diventare dure le gambe per qualche giorno.

Ma tutto questo ha un senso poichè da qualche settimana, sono seguito (finalmente) dal centro cardiologico del mio centro e mi hanno dato il via per fare attività fisica continuativa.

Ci sono paramentri molto ristretti a cui devo attenermi, chi fa attività fisica di un certo tipo sa a cosa mi riferisco, ma nel dettaglio ho dovuto lavorare molto per :

  • sistemare le pulsazioni a riposo (con terapia apposita)
  • sistemare la pressione arterio venosa (abbassamento peso secco in dialisi e terapia)
  • valori ematici sopra un certo livello (per me, almeno 12 di emoglobina)
  • valori di potassio nella norma

diciamo che per sei mesi, ho dovuto impegnarmi molto nella dieta per eliminare il potassio (e il fosforo) che era abbondante. Ho dovuto portare molta pazienza nel vedermi abbassare di peso fino a 60.5kg (in pratica in un anno, sono diminuito di quasi 10kg), ma poi la pressione è scesa e sta scendendo tutt’ora (sono una persona molto ipertesa).

Venendo all’escursione, il mio obiettivo era Casera Ramezza Alta, a 1500m slm. Quindi mi alzo abbastanza presto al mattino per preparare il mio zaino con:

  • un cambio di vestiti
  • un panino con la porchetta
  • 2 merendine / crakers
  • 2 brik da 200ml di succo di arancia
  • 1/2 di acqua
  • 2 bustine di mag2
  • cartina cartografica e gps con fascia cardio

Arrivo quindi al parcheggio alle 10 del mattino, scendo e comincia la passeggiata sul primo pianoro, faccio la prima colazione dopo un ora e si comincia a salire di quota. Dopo un’ora e mezza sono a quota 1100m ed ho raggiunto la mia meta intermedia (casera ramezza bassa), con i primi problemi muscolari. Quindi rifiato mangiando ancora qualcosa e sciogliendo le due bustine di mag2 nel mezzo litro di acqua.

Mezz’ora dopo, sono di nuovo in forma e raggiungo quota 1400m, dove trovo dei cumuli di neve importanti. Ne approfitto per infilarci le mani e assaggiarne un po’. Una cosa che non si dovrebbe fare, ma per un dializzato, il ghiaccio è una droga irresistibile.

Le ultime nevi prima dello scioglimento

Faccio quindi gli ultimi 100 metri ed arrivo alla Casera oggetto del mio desiderio. Si tratta di un ricovero ora autogestito da persone di Feltre, ma una volta serviva come malga per l’alpeggio in quota durante il periodo estivo. Non sono solo, c’e’ infatti un ragazzo che ha fatto un’escursione come me con cui divido una tazza di caffè, dopo aver mangiato il mio meritato panino.

E’ un posto meraviglioso, gli occhi mi si riempiono di gioia nel vedere queste vette che mi circondano. Sono in questo prato solitario avvolto da una lieve e fresca brezza, contornata dal cantare di uccelli e il fruscio degli alberi. In lontanza si sente anche lo scroscio di una provvioria cascata, che si è formata dallo sciogliersi delle nevi soprastanti.

Sono ormai le 14, mi sdraio sotto un pino e mi addormento un quarto d’ora.  Ho rifiatato abbastanza e fatto qualche bella foto. E’ stato molto bello arrivare li, ma devo tornare. Chiudo il mio zaino e faccio la strada di ritorno con il ragazzo del caffè.  Ci metto un paio di ore a tornare giù, le gambe alla fine di questa giornata saranno in pessime condizioni, ma sono arrivato in fondo ad un’escursione che mi ha portato a percorrere 12km con un dislivello di oltre 1000m, cosa che non è da tutti, neanche per le persone che stanno bene e sono in salute!

Sono tornato da questa avventura convinto che la dialisi ti ruba un pezzetto di vita, ma anche che si deve avere una visione più ampia della propria esistenza. Bisogna considerare le cose che vanno bene e renderle importanti, allenarle affinchè possano compensare alcune manchevolezze del proprio corpo. Come è vero che non abbiamo più i reni per depurare il sangue, è anche vero che ci restano delle gambe e degli occhi e anche dei polmoni da utilizzare al massimo del loro potenziale! E se noi li teniamo allenati, ci possono portare, ci possono far odorare e vedere cose sempre nuove ed interessanti.

La mia avventura in solitaria non deve essere presa alla leggera, ci sono voluti comunque sacrifici e avveduti provvedimenti prima di riuscire a farla, consiglio pero’ a tutti di cominciare a fare qualcosa di attività fisica, giorno dopo giorno riuscire a fare qualcosa di piu’, per se stessi e per il proprio benessere personale. E’ sempre bene consultare un medico dello sport ed essere seguiti in maniera continuativa.

La mia sciarpa!
Casera Ramezza Alta, costruzione ai piedi di un immenso masso
Il ricovero della legna
Io e la mia barba, felici a Malga Ramezza

 

 

Dopo il trapianto, il cambiamento

Dopo il trapianto, il cambiamento

Ho conosciuto Alan qualche anno fa, quando per passione frequentavo forum di montagna per informarmi sulle prossime escursioni che avrei dovuto affrontare. Tra le discussioni c’era questo ragazzo che nonostante il trapianto, stava intraprendendo una bella serie di allenamenti per prepararsi a scalare cime davvero difficoltose da raggiungere, anche da persone normali.  Nel corso del tempo, ho avuto modo di conoscerlo meglio e qualche mese fa, ho voluto chiedere come la montagna e lo sport, abbiamo contribuito al cambiamento / miglioramento del rapporto con se stesso e con la malattia.
Buona Lettura!

Domanda 1: Ciao Alan, raccontaci chi sei e da dove comincia il tuo percorso attraverso la malattia, da dove nasce la passione per lo sport?

Alan Monte CrestosoMi chiamo Alan, nato a Trento nel 1984, ad un mese dalla mia nascita ho subito manifestato i sintomi di una malattia piuttosto rara, il Deficit di Alfa 1 Anti-tripsina.
Diciamo che son partito in retromarcia, sin da piccolo la mia vita è stata un’avventura, la malattia mi ha impedito di crescere in mezzo ai miei coetanei serenamente e praticare sport, avevo una dieta particolare che mi impediva di mangiare quel che volevo e per questo non mi sentivo uguale agli altri.

Ho incontrato lo sport verso i 23 anni in seguito ad una casuale gita in montagna con degli amici di paese, da lì ho subito sentito che qualcosa in me si smuoveva, oltre alla gran fatica, il senso di libertà che lo sport in montagna mi consentiva di fare era impagabile!
Avevo fame di montagna, fame di libertà e un forte senso di rivincita verso tutte quelle “regole” che mi erano state imposte sin da piccolo. Ho sempre creduto che lo sport facesse male perché affaticava i miei organi, quando ho capito che era il contrario, se opportunamente dosato bene, mi sono completamente innamorato.

Domanda 2: so che qualche tempo fa hai fatto la TransLagorai, un tragitto impegnativo che ti porta dalla Valsugana, tra sentieri e rifugi, fino alla valle opposta, ovvero in val di Fiemme. E’ un percorso impegnativo anche per escursionisti esperti, come è stata quest’esperienza e come ti sei preparato?

Nel Agosto 2011 ho percorso la Translagorai, tecnicamente non l’ho finita perché una forte grandinata incombeva sulla mia testa e ho dovuto abbandonare a poco dall’arrivo (arrivando a Predazzo e non al Passo Rolle), ma quest’anno sono intenzionato a ripeterla in giornata e di corsa.

L’esperienza è stata molto forte, mi ha insegnato molto. La solitudine e l’arte dell’arrangiarsi mi hanno fatto crescere moltissimo.
La passione e l’entusiasmo con il quale vado in montagna ha fatto si che io non avessi bisogno di preparazione specifica, mi spiego meglio: ero già abbondantemente allenato fisicamente per salite e lunghe camminate anche di 10, 12 ore. Indicativamente riuscire a fare circa 1000 metri di dislivello al giorno per 5 giorni.

Domanda 3: so che alla fine di quest’esperienza, hai migliorato il tuo rapporto con te stesso. 6 giorni di quasi solitudine in mezzo alla natura come ti hanno cambiato?

Alan_ScrittQuesta esperienza mi ha permesso di iniziare a conoscermi, di focalizzare quelli che sono i miei desideri, i miei sogni, ma anche le mie paure che fino al trapianto ero sovente lasciare in disparte per dedicarmi alla “sopravvivenza”.
Ho passato momenti di euforia in cui cantavo per i sentieri, a momenti di sconforto dove la sera stava per incombere e io ancora non ero nel bivacco prestabilito.

In me si è sbloccato un tassello importante, quello dell’autostima, che fino a quel momento non mi è stato possibile “allenare” per via di una visione negativista della vita in cui la malattia era la protagonista principale dei miei pensieri. Infatti, da questa esperienza ho imparato molto, me la potevo cavare da solo, come ho sempre fatto, ma in un ambiente diverso da quello a cui ero abituato.

Domanda 4: montagna e non solo; a cosa accompagni le tue escusioni? Segui allenamenti specifici? Che altri sport fai?

Negli ultimi periodi le mie escursioni sono sempre associate ad un allenamento, avendo intrapreso con costanza la corsa in montagna, indosso le mie scarpe da trail running, uno zainetto con lo stretto indispensabile e vado a correre per monti.
Solitamente scelgo una cima che non ho mai fatto e cerco di costruire al PC con i programmi di modifica GPS una traccia che gli faccia il giro oppure che la raggiunga anche direttamente, in base a quello che voglio fare e alle persone che mi seguono.

Ho un allenamento specifico per le gare di UltraTrail, non è una tabellina vera e propria ma ormai mi conosco e conosco piuttosto bene i meccanismi di allenamento, per tanto registro i miei allenamenti con un orologio GPS e li analizzo durante tutta la stagione. Non mi alleno solo correndo o facendo lunghe passeggiate in montagna, alterno spesso con la Mountain Bike e durante l’inverno pratico anche lo Scialpinismo.

Domanda 5: Dopo il trapianto, il cambiamento – Obiettivi per il futuro? Intendo dire, hai un doppio trapianto che funziona benissimo, pensi che incontrerai altre sfide che ti cambieranno dentro?

Parlare di futuro mi crea sempre un po’ di grattacapi, ho sempre vissuto al momento e alla giornata in quanto all’inizio neanche io credevo che la mia vita durasse così tanto, probabilmente un atteggiamento molto disfattista ma reale. Ora invece, che lo sport e la montagna mi hanno profondamente cambiato so di certo che ci saranno altre sfide, innanzitutto per quanto riguarda la montagna ho alcuni progetti importanti legati al Trail Running, mi piacerebbe diffondere il verbo che un trapianto può cambiarti la vita, vorrei sfruttare la mia immagine che nel tempo mi sono creato per dare speranza alle persone che hanno bisogno e che ancora non ci credono, perché io in primis non ci credevo, ma mi sono dovuto ricredere molto!!!

Alan con Marco Olmo, famoso ultrarunne italianoDomanda 6: dedichi a qualcuno questa tua attività? O la tieni solo per te?

Nell’ultimo mio articolo del mio blog ho per la prima volta pensato e dedicato la mia attività al mio donatore scrivendo queste semplici righe. Non smetto mai di pensarti, sconosciuto/a 21enne Romano/a, generoso/a quanto forte, mi hai concesso con la tua generosità di poter scegliere se vivere una vita mediocre da trapiantato o se provare a vivere una vita vera, da Leone!!
Semplicemente ora, corro!! Per te!! Per me!!
Penso che con queste parole non ci sia molto da aggiungere.

Ciao Alan, grazie mille!

Ciao Mirko, grazie a te per avermi dato questa possibilità!

Dopo il trapianto, il cambiamento – di Mirko Dalle Mulle – – – Per chi volesse seguire le avventure di Alan, contattarlo e leggere i suoi racconti in montagna, potete visitare il suo blog https://trapiantalan.wordpress.com/

Ne vale la pena

Ne vale la pena

Vi è mai capitato di percorrere qualche sentiero per poi ritrovarvi in cima ad una collina ed ammirare un paesaggio stupendo? O meglio, magari camminare per qualche buona ora in strette lingue di terra in mezzo ai boschi e alle pietre e trovarvi esausti in cima, nel silenzio delle montagne e scoprire quanto piccolo sia il mondo, da lassù? Assaporare l’odore dell’aria fredda che ti accarezza il viso e ti rinfranca lo spirito. In questi anni, sono molte le cime che ho percorso sulle mie montagne ed ogni volta, pur avendo percorso altre volte lo stesso itinerario, le emozioni si rinnovano. Fermarsi e guardare un nuovo albero che la volta prima non avevi notato, o notare che quella cima poi non era così temibile e faticosa come te l’eri immaginata. Raccogliere qualche fiore in primavera dove solo qualche mese prima, faticavi a passare per via della neve che ti faceva avanzare con cautela.
Chiediti a quel punto se “ne vale la pena”, di faticare, di lasciarti dietro comodità e di intraprendere sempre quel maledetto sentiero che sul pietrisco ripido ti fa scivolare e venire voglia di buttare tutto e tornare indietro. Ne vale la pena, quando alla fine tutto attorno a te scompare e magicamente, ti trovi in compagnia di qualcuno che solitamente non frequenti: te stesso.

Ne vale la pena.. si.ne vale la pena

– Chiedimi perché vado in montagna. Chiedimi perché, quando il resto mi sta stretto, l’unica via è il sentiero. Chiedimelo.
– Perché?
– Perché in montagna non puoi sprecare fiato per parole inutili. Lo devi conservare per arrivare in cima, e il resto è silenzio o parole gentili.
Perché l’unico peso è lo zaino. Non c’è peso per il cuore.
Perché tutti, se lo desiderano, possono arrivare in cima. Solo un passo dietro l’altro.
Perché incroci persone che trovano ancora un momento per salutarti.
Perché non ci sono orpelli: ci sei tu e c’è il tuo corpo, che devi custodire e curare, se vuoi avere le forze. C’è il cielo con i suoi umori. Non si scherza con la pioggia, il vento, la neve o la notte. Devi fare molta attenzione, e tornare a quello stadio primitivo in cui la natura e i suoi movimenti erano parte della tua vita, parte integrante del tuo quotidiano. Non puoi snobbare la natura, in montagna: ti tira per la manica, ti chiede di guardarla, di studiarla, di esserle presente.
In montagna puoi e devi essere presente a te stesso, senza distrazioni.
Forse è per questo che, sopra tante vette, telefonini e internet funzionano a singhiozzo… è la natura che ti dice: “Lascia stare, lascia stare il superfluo. Stai con gli amici. Stai con gli animali. Stai con te stesso. Non ti serve nient’altro”.

Cit.Anonimo

Mirko Dalle Mulle