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Giornata Mondiale del Rene 2017

Giornata Mondiale del Rene 2017

La giornata mondiale del rene (GMR) è organizzata ogni anno il secondo giovedì del mese di marzo dalla Federazione Internazionale delle Fondazioni per il rene (IFKF) e dalla Società Internazionale di Nefrologia (ISN).

Lo scopo di questa iniziativa è quello di accrescere la consapevolezza che è possibile contrastare la malattia renale se questa viene diagnosticata precocemente. Un adeguato trattamento delle cause permette di ritardare complicazioni legate al deterioramento dei reni e/o danni renali.

GMR 2017 –  La medaglia di rappresentanza conferita dal
Presidente della Repubblica

13 febbraio 2017 – In occasione della GMR 2017, il Presidente della Repubblica italiana ha conferito la medaglia di rappresentanza per il progetto Prevenzione delle malattie renali.

E’ con orgoglio che la FIR ne dà notizia a tutti i Soci e sostenitori.


Scarica il poster della GMR 2017Poster_GMR2017_piccolo

Clicca qui e scarica il poster della GMR 2017, dedicato alla “Malattia renale e obesità”, il tema di quest’anno, appositamente realizzato dalla FIR in collaborazione con la Società Italiana di Nefrologia e la Croce Rossa Italiana.

Il 9 marzo, tutti insieme per proteggere il nostri reni e la nostra salute!

giornata mondiale del rene

Fosforo alto, cause e rimedi

Fosforo alto: cosè il fosforo e come tenerlo sotto controllo.

Una piccola guida su come tenerlo sotto controllo nei dializzati e nei trapiantati.

Fin da piccoli ci hanno insegnato che il fosforo è un elemento sano e che è consigliabile assumerne per aumentare la nostra memoria. Purtroppo, una leggenda che rischia di essere pericolosa se i reni non funzionano perfettamente.

I due maggiori enti nefrologici italiani come il SIN (Società italiana di nefrologia) e Fir (Fondazione italiana del Rene), hanno dato precise indicazioni sui rischi del fosforo alto: “Una dieta troppo ricca di fosforo peggiora le condizioni dell’organo filtro del nostro organismo, aumentando il danno renale e le probabilità di attacchi cardiovascolari, e neutralizzando l’effetto dei farmaci assunti dai pazienti con ridotta funzionalità renale”.

Dò per scontato che chi legge questo articolo sia comunque nefropatico, ma potrebbe essere utile anche a chi non lo è. Il fosforo alto è una minaccia invisibile per il nostro corpo.

La nefropatia potrebbe colpire comunque persone over 60, obesi, fumatori, ipertesi, diabetici, persone con precedenti di malattia renale in famiglia, o che abusano di farmaci antinfiammatori. Quindi il fosforo alto, è una delle tante cause che potrebbero peggiorare la vostra condizione di salute, ma come detto, cercherò di restringere il campo ai dializzati e trapiantati.

In sintesi: Il rene sano rimuove dal sangue il fosforo introdotto in eccesso. Se il rene è malato il fosforo non viene eliminato e può salire la fosforemia (livello nel sangue)

fosforo altoQuand è che il fosforo è elevato?

Il valore ottimale del fosforo nel sangue è tra 2,7 e 4,5 mg/dl.
Alti livelli di fosforo possono provocare l’aumento del paratormone (PTH) che sottrae il calcio dalle ossa rendendole fragili; il calcio passa nel sangue. Se calcio e fosforo sono elevati si formano sali che si possono depositare:
nella pelle (prurito), nelle articolazioni (dolori), nei vasi sanguigni (ipertensione, calcificazioni), nei polmoni (problemi respiratori, infezioni), nel cuore (infarto).
Purtroppo, nelle persone affette da nefropatia terminale sottoposte a dialisi, le uniche soluzioni per tenere sotto controllo il fosforo, sono
DIALISI: La dialisi ti aiuta a rimuovere una parte, ma non tutto il fosforo dal sangue.

Svolgere una seduta dialitica completa e della durata indicata dal tuo medico. Una dialisi troppo breve, anche se efficace, rimuove il fosforo dal sangue, ma non dai tessuti.
CHELANTI: i chelanti sono farmaci che riducono l’assorbimento intestinale del fosforo.

Agiscono come delle spugne che nell’intestino assorbono il fosforo degli alimenti e permettono di eliminarne parte con le feci. anno assunti insieme agli alimenti: appena prima o durante il pasto. Se presi dopo 30 minuti sono molto meno potenti. È importante assumerli con gli alimenti a maggior contenuto di fosforo.
Meglio a colazione con la brioche alla marmellata oppure a merenda con lo yogurt?
È importante prenderli se c’è un pasto occasionalmente abbondante.
Per i Trapiantati di rene:
DIETA: introdurre nella propria alimentazione meno fosforo possibile! Alimenti da consumare con moderazione o da evitare sono latte, formaggi, gelati e budini, dolci e bevande a base di cioccolato, frutta oleosa o secca, legumi secchi, in particolare i fagioli secchi, crusca, cereali e cracker integrali; pasta, riso, pane integrale; germe di grano. Rosso dell’uovo, le interiora degli animali i crostacei, ostriche, uova di pesce e piccoli pesci. Da evitare alcuni alimenti e bevande che contengono addittivi (coca cola).
Naturalmente se la funzionalità renale è ottima, la parola “evitare” può essere tramutata in una “evitare le grandi quantità”, magari limitare il consumo prolungato nel tempo e verificare sempre le proprie analisi del sangue. Se rilevate il fosforo alto, prendete anche la nostra lista alimenti per verificare se state assumendo qualche alimento non segnalato nella lista scritta sopra. Rivolgetevi anche ad una nutrizionista.
FOSFORO ALTO – Alcuni consigli della dietologa Franca Pasticci

Fonte: Banca Dati Composizione degli alimenti per studi epidemiologici – IEO – 2000
Per ridurre il fosforo negli alimenti
La carne può essere tagliata a pezzi e fatta bollire in acqua per 10-20 minuti.
Si scola e si usa per fare uno spezzatino oppure il sugo oppure si rimette in acqua per fare il bollito.
In questo modo non si perdono proteine ma il fosforo è ridotto di circa la metà!
L’uovo: l’albume dell’uovo ha molte proteine e niente fosforo nè colesterolo. Per fare la sfoglia per la pasta oppure una frittata si può usare 1 uovo intero e 1 albume; nel preparare le polpette si può usare solo il bianco; ottimo è l’albume montato a neve negli sformati oppure nelle meringhe!

Il fosforo nascosto

L’industria alimentare utilizza molti additivi checontengono fosforo.
I fosfati sono aggiunti ai cibi per diversi motivi: da prevenire grumi negli impasti a migliorare o modificare il sapore e la consistenza del cibo. Possono essere usati per dare un gusto particolare; sono utili per mantenere più a lungo gli alimenti riducendo la comparsa di rancidità.
Impariamo a leggere le etichette perché gli additivi sono riportati tra gli ingredienti. Possono comparire con il nome esteso oppure essere indicaticon la sigla E seguita da un numero. Nella tabella allegata sono elencati gli additivi che contengono fosforo e viene indicato dove si possono trovare.

Buon senso, i consigli del dietista

  • Prepara in casa gli alimenti con prodotti freschi / surgelati.
  • Sceglicosa mangiare. Leggi le etichette e scegli alimenti senza conservanti
  • Varia: più la dieta è variata, meno sbagli si fanno.
  • Frequenza: consuma alimenti ricchi di fosforo non più di 1-2 volte la settimana.
  • Porzione: non ci sono alimenti vietati , ma attenzione alla quantità.
  • Farmaci: assumi i chelanti con regolarità.
  • Ragiona: se fai merenda con lo yogurt assumi il chelante.
  • Trucchi: se fai una frittata usa 1 rosso e 2 albumi; non mangiare una mozzarella intera, ma usane metà sulla pizza.
  • Extra: evita le bevande gassate.

Alcune informazioni potete reperirle anche scaricandovi la guida “cosa puoi fare per controllare il fosforo | Breve guida per il paziente con insufficienza renale cronica“, edita da Genzyme e ANED.

Reni policistici ed essere genitori

Reni policistici ed essere genitori

Marika, paziente trapiantata per la seconda volta, dopo 4 anni e mezzo di emodialisi e un precedente trapianto renale da donatore vivente (madre) con durata 11 anni, ci parla del desiderio di essere genitori con una malattia che ha una forte componente genetica.
Malattia e gravidanza è un tema che trattiamo nell’apposita sezione “Gravidanza“, se volete inviarci il vostro contributo ne saremo lieti di poter pubblicare le vostre esperienze.

Gravidanza dopo il trapiantoSono nata con i reni policistici, ovvero malattia policistica recessiva, con esordio in epoca prenatale / neonatale.

A 40 giorni di vita mi espiantano il primo piccolo rene ridotto un groviglio di cisti; riesco a conservare il rene superstite per 10 anni, sempre seguita mese dopo mese dalla Pediatria Nefrologica del S. Orsola di Bologna. Ma pur superstite, questo rene ha ceduto prima della pubertà, così all’età di 11 anni vivo la mia prima esperienza di trapianto, grazie al dono di mia madre, al S. Orsola di Bologna.

Per 11 lunghi anni, questo trapianto mi ha accompagnato, con difficoltà notevoli, ma lo ha fatto…..poi ha ceduto e ho attraversato l’esperienza dell’emodialisi, per 4 anni e mezzo.

Poi la seconda opportunità. Il secondo trapianto, da donatore cadavere, al S. Orsola di Bologna, che ancora ad oggi, dopo 13 anni, ancora mi accompagna.

Conosco da sempre la genetica del rene policistico. Il rischio di avere dei figli che avranno la stessa malattia dei genitori, si attesta attorno al 50% di probabilità.

Come ho attraversato questa consapevolezza, da donna, nefropatica, policistica?

Perché il desiderio di maternità va preso fra le mani, guardato, ascoltato ed infine, capito. E va trovata la strada per dargli un senso e una dimensione di realtà.

Nella mia esperienza di donna nefropatica, ho incontrato amici e amiche con la stessa mia problematica e ho visto come a nessuno di loro fosse stato detto chiaramente che questa malattia e il fare figli sono due realtà che non vanno d’accordo!!!!

A volte, invece, ho conosciuto nefrologi coscienziosi che hanno rivelato questa difficile verità ai loro pazienti, li hanno accompagnati al rifiuto e alla rabbia, hanno tentato di proibire o vietare, ma molti pazienti davanti a questa consapevolezza hanno deciso di rischiare e di mettere al mondo figli con reni policistici, arrivando anche a dinamiche interiori molto delicate, al limite del contradditorio. Ad esempio due pazienti policistici insieme che decidono di mettere al mondo creature che avranno la loro stessa malattia!

La comunicazione dei problemi da parte del personale medico

Ma un nefrologo, anche il più coscienzioso, come può comunicare efficacemente questa realtà di incompatibilità fra il desiderio di mettere al mondo dei figli geneticamente tuoi e la malattia renale policistica?

Anche quando sono efficaci nel comunicarlo ai pazienti, alla fine ogni essere umano ha la sua libertà individuale da giocarsi e spesso se la gioca. Il problema arriva quando se la gioca con la vita di altre persone.

Ho visto casi che davanti alla consapevolezza del rischio, della certezza che avrebbero procreato figli policistici hanno comunque voluto fare un figlio, affrontato la dialisi e visto i figli fare altrettanto.

Vivere la malattia nel mondo reale

Io ho attraversato questo desiderio da donna policistica. Ho preso fra le mani il mio desiderio di maternità e ho fatto anche la mappa genetica, solo per avere la conferma di ciò che sapevo bene sin dalla nascita. Ho attraversato il cammino che porta a trasformare un desiderio in una decisione e alla fine ho superato quell’intrinseco egoismo che fa parte di noi malati, soprattutto se sin dalla nascita senti forte quell’egoismo che sussurra: se ce l’ho fatta io ce la fa anche mio figlio! Io sono qui e convivo con la mia malattia, magari sono in dialisi, ma vedrai che quando a lui/lei verrà la malattia la dialisi avrà fatto passi da gigante. La nefrologia sarà all’avanguardia!
Per me la malattia è normale.

Autoinganno. Ecco come si chiama quella voce che spesso ogni ammalato ascolta, a cui crede, a cui cede! Più si è malati, come noi, poi gli si crede tanto di più!

Reni policistici ed essere genitori – Io, pur policistica recessiva ( ovvero con un minor rischio di trasmissione genetica rispetto al policistico dominante, ma pur sempre rischioso) ho usato la mia malattia per trasformare il mio desiderio di maternità.

Ho imparato che la maternità è una forma di offerta e si può offrire e dare in tanti altri modi si può esprimere il desiderio di amare in tanti altri molti modi.

Ho conosciuto molte donne con reni policistici che davanti alla consapevolezza di “non poter avere figli” pur di “sentirsi mamme” hanno messo al mondo figli malati come loro o più di loro, hanno attraversato l’iter della malattia policistica.

Reni policistici ed essere genitoriIl dilemma quindi è: sentirsi mamme o diventare mamme?

O, ancor più in dettaglio: essere mamme?

Sono domande e percezioni che ho attraversato anche io da donna policistica, facendo luce dentro di me, sulla differenza fra “sentirsi mamma” e “diventare mamma” e vivere la dimensione di maternità.

La mia verità è che si può vivere la dimensione di maternità non solo “diventando mamma”, non solo buttandosi a capofitto nel rischio insito nella malattia policistica, che preclude la salute alla futura creatura, ma “il voler diventare mamma”, “ il voler diventare genitore” è un desiderio del cuore che può mettersi d’accordo con quell’impossibilità che la malattia policistica ci offre.

Per me è diventata ricerca di modi diversi per “vivere ed esprimere la dimensione di maternità e di genitorialità”, intesa nella dimensione del dare, dell’offrire e investire in dimensioni di vita che crescono e che sono propri dell’esperienza della genitorialità.

Non ho mai vissuto, lo ammetto, come una “mancata realizzazione” il fatto di non mettere al mondo una creatura geneticamente anche mia.

Ho sempre abbracciato con forte credo anche l’adozione e l’affidamento come forme d’amore che nulla tolgono al bisogno di dare amore che abbiamo dentro. Bisogno che trova la risposta nell’altro nel bisogno di ricevere amore, per crescere assieme ed essere accompagnato nella vita.

La mia voce mi sussurra, accompagnandomi: il bisogno di dare amore è umano.

In qualche modo, ognuno di noi deve trovare la propria strada per poter esprimere questo bisogno. Deve trovare le proprie risposte e il proprio modo di dare un senso alla vita. Il bisogno di dare un senso alle parole “madre” “padre” o “genitore” nella propria esistenza nel mondo.

Reni policistici ed essere genitori – Marika

Per maggiori informazioni sulla nefropatia renale policistica consigliamo di collegarci al sito dell’Azienda Ospedaliera Brotzu, voce Malattie Cistiche del Rene.

Diabete e Ipertensione, dannosi per i reni

Diabete e Ipertensione, dannosi per i reni

Le malattie croniche come il diabete e l’ipertensione causano lesioni cicatriziali ai reni che possono condurre a sviluppare una malattia renale cronica.

Dopo aver identificato diverse importanti proteine coinvolte in questo processo di cicatrizzazione, i ricercatori indicano una nuova strategia potenzialmente in grado d’impedire l’insorgenza d’insufficienza renale ed evitare il ricorso alla dialisi o al trapianto.
Sono le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica della Società Americana di Nefrologia (JASN).
Benjamin Humphreys, della Washington University School of Medicine, e i suoi colleghi hanno esaminato il complesso processo di cicatrizzazione, o fibrosi dei reni malati, e hanno osservato che le proteine Wnt giocano un ruolo rilevante nell’interazione tra celle e nella formazione delle cicatrici.
Le proteine Wnt, ovvero “le vie di segnalazione Wnt” sono un insieme di vie di trasduzione attraverso cui le proteine trasmettono il segnale dall’esterno della cellula. Sono molto importanti per lo sviluppo, ma sono normalmente spente o dormienti nei reni sani.
Quando i ricercatori hanno potenziato l’espressione delle proteine Wnt nei reni dei topi sani, gli organi hanno immediatamente sviluppato fibrosi.
Ma l’aspetto più sorprendente è che le proteine Wnt causano la fibrosi renale senza alcun segno di infiammazione.
“Nei modelli che generalmente si utilizzano per studi in laboratorio, ma anche nella fibrosi umana, c’è sempre un certo grado d’infiammazione”, ha commentato Humphreys.
Non averla osservata in questo meccanismo ha portato i ricercatori a due distinte e importanti conclusioni.
La prima è che l’infiammazione non è una componente necessaria per lo sviluppo della fibrosi renale e questo suggerisce che i farmaci antinfiammatori potrebbero non essere così efficaci nel trattamento delle malattie renali croniche.
La seconda è che la messa a punto di farmaci mirati anti-Wnt potrebbe rappresentare una strategia efficace per i pazienti con malattia renale, potenzialmente in grado di scongiurare la dialisi o il trapianto.
Se ciò dovesse essere confermato anche in studi sull’uomo si tratterebbe veramente di una scoperta rivoluzionaria con ricadute cliniche di enorme portata.
Diabete e Ipertensione, dannosi per i reni – Bibliografia. Maarouf OH, Aravamudhan A, Rangarajan D, et al. Paracrine Wnt1 drives interstitial fibrosis without inflammation by tubulointerstitial cross-talk. J Am Soc Nephrol. 2015 Jul 23. ASN.

Tratto da Trapianti.net – Nuova luce sulla genesi della nefropatia cronica

Prevenire la Disidratazione nell’Anziano

Prevenire la Disidratazione nell’Anziano

Articolo tratto dal portale Univadis, utilissimo ed essenziale nella sua esposizione, ci illustra come una corretta idratazione previene molte complicanze, tra le quali problemi cardiaci e insufficienza renale. Questo articolo vale non solo per le persone anziane, ma dovrebbe diventare un utile compendio per tutti durante l’estate, seguendo anche altre indicazioni sulla corretta alimentazione sia per le persone trapiantate che in terapia dialitica (emodialisi o peritoneale) oltre che chi è affetto da nefropatia.

 

Prevenire la Disidratazione nell’Anziano

Indicazioni per la gestione nel paziente fragile

A cura di: Mauro Marin – Direttore di Distretto e Giulia Marin – Medico Chirurgo, Pordenone

Il personale sanitario e i caregiver devono essere costantemente consapevole dei fattori di rischio e segni di disidratazione negli anziani, soprattutto durante i periodi di tempo molto caldo¹.

Nell’anziano totalmente o parzialmente non autosufficiente è frequente uno stato di disidratazione che si può manifestare con rapida perdita di peso, secchezza delle mucose (lingua arida, secca), bulbi oculari infossati, astenia, oliguria, confusione mentale o letargia, difficoltà nell’eloquio, tachicardia e ipotensione ortostatica².

Una grave disidratazione aumenta il rischio di ospedalizzazione e di mortalità³. Inoltre può causare nell’anziano tromboembolie secondarie all’emoconcentrazione, aritmie cardiache secondarie ad alterazioni elettrolitiche, insufficienza renale acuta, rabdomiolisi, deliri, aumentato rischio di infezioni urinarie e polmonari, di cadute traumatiche, di ulcere da decubito e di tossicità da farmaci.

La disidratazione consegue a ridotto apporto o aumentata perdita di liquidi, come ad esempio in caso di riduzione persistente dello stimolo a bere, coesistenza di 4 o più patologie acute o croniche, malattia terminale, demenza, ictus cerebrale, disfagia, malnutrizione, febbre elevata, vomito, diarrea, ipokaliemia, ipercalcemia, traumi, interventi chirurgici, uso di diuretici o più farmaci, iperventilazione, clima caldo, poliuria da nefropatie o da diabete insipido o da diabete mellito.  La disidratazione è dunque un’importante problema socio-sanitario che necessita di interventi multidisciplinari di prevenzione, diagnosi e terapia.

La gestione dell’idratazione richiede una specifica formazione del personale di assistenza e comprende una serie di interventi da attuare in particolare negli anziani a maggior rischio, rappresentati dai soggetti totalmente o parzialmente non autosufficienti.

Gli interventi utili sono:

  • Definire il quantitativo giornaliero di liquidi da assumere
  • Documentare attraverso una scheda di rilevazione l’ammontare dei liquidi introdotti quotidianamente.
  • Attuare strategie incentivanti l’idratazione
  • Valutare lo stato di idratazione mediante il rilevo dei segni clinici e di laboratorio
  • Valutare e trattare i fattori modificabili di maggior rischio per la disidratazione.

Non sono definiti precisi Quantitativi Raccomandati Quotidiani (QRQ) standard di liquidi da assumere, essendo variabile il fabbisogno in base alle diverse condizioni degli anziani assistiti. Sono tuttavia disponibili dei metodi per calcolare orientativamente l’apporto teorico ottimale di liquidi da assumere (tab. 1).

Un’adeguata idratazione orale giornaliera di norma non dovrebbe essere inferiore a 1600 ml/24h per l’anziano medio⁴. Nei soggetti a maggior rischio di disidratazione nelle residenze protette si dovrebbero contrassegnare i vassoi personali per la somministrazione dei pasti prescrivendo a chi li assiste di incoraggiare e monitorare l’assunzione del 75-100% dei cibi e liquidi offerti.

La registrazione scritta delle quantità giornaliere di liquidi assunte è il metodo migliore per controllare l’adeguatezza dell’idratazione, a garanzia della salute degli anziani ed  a tutela medico-legale degli operatori dall’accusa di negligente accudimento di incapaci. L’adozione di una scheda di rilevamento dei liquidi assunti può facilitare il compito e la sua successiva verifica.

La misurazione dei liquidi eliminati è invece spesso inattendibile ed impraticabile negli anziani con incontinenza urinaria o con demenza.

La misurazione del peso corporeo attuale rapportato al peso abituale offre una semplice stima relativa del grado di disidratazione, tranne quando la pesatura sia impraticabile nei pazienti allettati e anche se la disidratazione è solo una delle possibili cause di rapida perdita di peso. Per questo nelle residenze protette è utile che il personale di assistenza misuri e annoti il peso corporeo degli anziani ospiti, ad esempio, quando fanno il bagno ed avvisi senza ritardo il personale sanitario delle variazioni rilevate perché si possano attuare in tempi utili gli interventi di cura necessari .

La somministrazione quotidiana di liquidi a tempi prestabiliti agli anziani, considerando anche le preferenze individuali di liquidi, favorisce il mantenimento di un adeguato livello di idratazione⁵.

Il momento di assunzione dei farmaci è un’occasione importante per incoraggiare l’assunzione con un’offerta di liquidi, come pure ad esempio il momento dei pasti, il momento di uno spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio, il momento delle attività di gruppo e il momento di visita dei familiari nelle residenze protette. E’ dimostrata l’utilità dell’assunzione regolare di 5-8 o più bicchieri d’acqua al giorno⁶. Va spiegato invece che caffè, thè e alcol hanno effetti diuretici.

Il rischio di disidratazione e delle sue cause può essere stimato inoltre attraverso la compilazione di una specifica checklist (tab 2).

La valutazione dell’efficacia di questi interventi è comunque difficile da valutare, come è stato evidenziato in una recente revisione sistematica⁷, sia per i numerosi bias presenti nei vari studi, che per la necessità di uno sforzo coordinato di tutti gli operatori per la prevenzione della disidratazione dell’anziano.

Tab 1 : Metodi teorici di calcolo del quantitativo raccomandato quotidiano (QRQ) di liquidi²

Standard 1 QRQ = 30 ml/Kg peso corporeo
Standard 2 QRQ = 1 ml/ kcalorie consumate nelle 24h
Standard 3 QRQ =100 ml per i primi 10 kg di peso,
50 ml per i successivi 10 kg di peso corporeo,
15 ml/kg per ogni kg rimanente di peso

Tab 2 : Checklist per valutare il rischio di disidratazione che risulta più elevato quanto maggiore è il numero di indicatori presenti in lista*

Caratteristiche personali Età > 85 anni
Body Mass Index 27
Sesso femminile
Condizioni di salute Demenza
Depressione
Diabete mellito
Ictus cerebrale
Incontinenza urinaria
Insufficienza renale
Malnutrizione
Aritmia cardiaca
Disidratazione pregressa
Storia di Infezioni ripetute
Farmaci assunti > 4 farmaci
Diuretici
Lassativi
ACE inibitori
Steroidi
Psicofarmaci: antipsicotici, antidepressivi, benzodiazepine
Assunzione di liquidi Richiede assistenza per bere
Può bere da solo ma si dimentica
Assume meno di 1500 ml/die
Ha disfagia o senso di soffocamento
Non trattiene i liquidi assunti e vomita
Mangia Richiede aiuto per alimentarsi
Richiede alimentazione per via enterale mediante SNG o PEG
Esami di laboratorio patologici   Peso specifico urinario > 1020
Urine color giallo scuro
Sodio sierico > 150 mEq/L

Rapporto azotemia/creatininemia > 20 mg/dL

Legenda:

  • Body Mass Index (BMI) = Peso corporeo in kg/(altezza in mt)2
  • SNG = sondino nasogastrico, PEG = protesi endogastrica

* University of Iowa, Veterans Affairs Nursing Research Consortium.www.nursingcenter.com/AJNolderadults

1. Schols JM et al Preventing and treating dehydration in the elderly during periods of illness and warm weather. Nutr Health Aging. 2009;13:150-7
2. Mentes J Oral hydration in older adults: greater awareness is needed in preventing, recognizing, and treating dehydration  Am J Nurs 2006; 106:40-9
3. Bryant H Dehydration in older people: assessment and management Emerg Nurs2007; 15:22-6
4. Joanna Briggs Institute Best Practice 2001, 5/1  ( www.joannabriggs.edu.au).
5. National Guideline Clearinghouse Hydratation Managementhttp://www.guideline.gov/content.aspx?id=34272
6. Chan J et al Water, other fluids, and fatal coronary heart disease: the Adventist Health Study  Am J Epidemiol 2002, 155/9: 827-33Bunn D et al. Increasing fluid intake and reducing dehydration risk in older people living in long-term care: a systematic review. J Am Med Dir Assoc. 2015;16:101-13
7. Bunn D et al. Increasing fluid intake and reducing dehydration risk in older people living in long-term care: a systematic review. J Am Med Dir Assoc. 2015;16:101-13