La Resilienza

Papà guerriero

Il mio Papà guerriero

… questa sera cercando un vecchio documento nel pc ho trovato un file salvato da mio papà… perché circa un paio di settimane prima di morire aveva iniziato a scrivere come una specie di diario/ autobiografia…. e volevo condividerla con voi…
Con le lacrime agli occhi vi presento il mio papà…

Come vivere appeso ad una macchina

Ciao sono un uomo di quasi cinquant’anni … e volevo raccontarvi un po’ della mia vita,diciamo travagliata. A undici anni mio padre è venuto a mancare. Ero troppo piccolo per rendermi conto di cosa mi era realmente venuto a mancare, però con il tempo l’ho capito.A quattordici anni ho lasciato la scuola per andare a lavorare. Vedevo mia madre arrivare a casa ogni sera sempre più stanca. Con il tempo e con i nostri lavori siamo riusciti a risollevarci.Nel settembre del 1989 mi sono sposato con mia moglie di nome Ketty, abbiamo fatto un mutuo e abbiamo comprato un appartamento. Lavoravamo tutti e due e non ci siamo mai fatti mancare niente.Nell’agosto del 1992 Ketty resta incinta e dopo nove mesi un po’ difficili la mattina del 6 aprile 1993 è nata Martina, era un torello perché pesava 4,430 ed era lunga 56 centimetri. La cosa più bella che mi poteva accadere! Una cosa veramente mia!

La vita continua tra alti e bassi, io cambio 2-3 lavori per cercare di prendere uno stipendio sempre più alto. Ho dovuto iniziare a fare il camionista … ho trovato una ditta che faceva per la maggior parte viaggi verso la bassa Italia. E’ stata molto dura perché dovevo guidare di giorno e di notte con poche ore di sosta per dormire. In quella ditta penso di aver resistito circa 2 anni.Cambio ditta e divento trasportatore di materassi! E’ stato un bel periodo … il lavoro era sempre duro ma in compenso era più tranquillo perché i tempi per fare le consegne erano più lunghi! In quel periodo con Ketty abbiamo deciso di vendere l’appartamento per prendere una casa più indipendente. Non ci interessava la casa, bastava che ci fosse un pezzo di giardino dove Martina potesse uscire senza nessun problema.Dopo circa 6 mesi l’abbiamo trovata. Era un rustico abitabile ma da restaurare. A tempo perso e con una ditta abbiamo cominciato i lavori. Un sabato sera di ritorno da un viaggio dalla Germania mia moglie e mia figlia Martina mi sono venute incontro … erano circa venti giorni che mancavo da casa, quando mia figlia mi ha visto con le lacrime agli occhi mi ha detto: “lo sai papà non mi ricordavo più com’eri fatto!” .In quel momento non ci ho fatto molto caso, poi però quelle parole continuavano a ribalzare nella mia mente, non riuscivo a dimenticare l’espressione di quel visino,così dopo 2 mesi mi sono licenziato e ho iniziato a fare il giardiniere, ero a casa tutti i giorni e potevo finalmente veder crescere mia figlia. Martina finisce l’asilo e comincia le elementari.Io non resisto più e ricomincio a fare il lavoro che ho sempre amato … il camionista, questa volta però è un lavoro giornaliero.Nel frattempo Martina termina le scuole medie e decide di fare la scuola alberghiera a Castelfranco. Vuole diventare una cuoca. Con sacrificio, dato che era una scuola molto costosa la assecondiamo.

Alla domenica e quando era a casa in vacanza veniva via con me in camion.Mi faceva compagnia e mi aiutava sia nel carico che nello scarico, a lei piaceva ed era diventata la mascotte di tutti noi camionisti. Passano così 4 anni. Martina è al secondo anno di scuola e succede un fattaccio! Comincia tutto il 5 giugno del 2010: non mi sentivo bene. Decido di andare dalla guardia medica e dopo un’accurata visita mi viene detto: “è il cambio di stagione ,sono i primi caldi!” ,questo succedeva alla domenica. Al lunedì mattina continuavo a non stare bene … ero stanco, dormivo continuamente e non mangiavo. Sono andato dal mio medico di base e lui decide di farmi delle analisi del sangue’, però anche propendeva per il cambio stagione. Al mercoledì mattina mi sono fatto accompagnare da Ketty a fare le analisi! Alle 8 ero a casa, invece lei era andata al lavoro. Verso le 11 stavo bevendo il caffè con un mio amico e squilla il telefono, rispondo e mi viene chiesto :”lei è il signor Cervellin Antonio?”, io rispondo di sì e loro mi dicono che devo andare all’ospedale per fare una trasfusione perché ho poco sangue, chiedo se è grave e loro per non allarmarmi mi dicono di no.

Chiamo mia moglie al lavoro e le dico di venire a casa subito. Arrivata le spiego il problema, lei chiama il nostro medico e lui dopo aver parlato a sua volta con l’ospedale prepara la carta di ricovero. Arrivato al pronto soccorso mi visitano e mi ricoverano nel reparto di nefrologia, dove poco dopo mi viene fatta la prima trasfusione di sangue.Nel frattempo mi addormento ero molto debole. Nel frattempo Ketty va a prendere Martina e cerca di spiegarle la situazione! Passano le ore e verso sera Ketty parla con un medico e le dice apertamente che la situazione era molto seria e non sapeva se io passavo la notte! Verso le 8 sono arrivate le visite, da me c’erano tutti,mia madre, i miei zii, mia sorella e le mie nipoti. Ricordo molto poco di quei giorni, ho soltanto dei flash. Ho passato tre giorni critici,al terzo giorno arriva il medico e dice a mia moglie:”suo marito è fuori pericolo,però da domani dialisi! I reni non funzionano più!”, Ketty cerca di spiegarmi la situazione ma io non c’ero , ero come in trans , se per caso alla notte io fossi morto non me ne sarei nemmeno accorto, questa sensazione è durata per circa 2-3 mesi. Verso le 10 di mattina vengo portato in sala operatoria per inserirmi la CVC per poi iniziare a fare la dialisi,subito dopo in radiologia per una lastra al torace per controllare il giusto posizionamento della stessa. Al pomeriggio verso le 14 mi portano nel reparto dialisi, mi sembrava di essere un extra terrestre. Là iniziano ad attaccare le due cannette, una di entrata e l’altra di uscita del sangue. Il sangue esce dal mio corpo ed entra in una macchina,io non riuscivo a capire né come funzionava né quanto doveva durare.. un mese, un’ anno … non lo sapevo, o non lo riuscivo ancora a capire. Ho fatto dialisi per 4 giorni filati, tranne la domenica che era pure il mio compleanno.

Al lunedì ho fatto dialisi e alla sera il medico mi dice che posso tornarmene a casa, chiamo mia moglie al cellulare e le dico:”torno a casa!”.Arrivato a casa mi sentivo un automa, avevo paura di tutto, perfino di stare a casa da solo e così passano i giorni.Mi vengono fissati i turni di dialisi: lunedì, mercoledì e venerdì, all’inizio durava tre ore, per poi passare a quattro.Passano circa due mesi e mi dicono che devo fare la fistola ( uniscono una vena con un’arteria, così la vena diventa più grossa e il sangue esce ed entra meglio) .Vengo ricoverato al mattino, entro in sala operatoria pieno di paura, dopo circa due ore esco,sembra che tutto sia andato per il meglio, alle 15 arriva il chirurgo e mi dice che l’intervento non è riuscito (la fistola non “trilla”) e che bisogna provare più su verso il gomito. Io tranquillo ho detto”ok” pensando di farla dopo una settimana invece 5 minuti dopo era di nuovo in sala operatoria. Il secondo intervento è riuscito, al mattino dopo ho fatto dialisi,e sono tornato a casa. Passati circa 2 mesi mi viene tolta la cvc e iniziano a pungere il braccio dove nel frattempo si era formata la vena, ogni volta che mi pungono vedo le stelle perché gli aghi sono molto grossi, nel frattempo passano i giorni, i mesi e il primo anno. Io mi rendo conto sempre di più che per vivere devo essere attaccato ad una macchina e non è facile, perché la tua vita cambia totalmente in tutto e per tutto. Io l’ho detto a Ketty e a Martina :” io sono morto il 9 giugno 2010! “perché non puoi più fare niente , il giorno di dialisi torni a casa morto, il giorno dopo quando ricominci a recuperare , è già il momento di fare un’altra dialisi …. e avanti così. Certe volte mi vengono in mente tante cose brutte, cerco però di scacciarle via … non sempre ci riesco! Allora mi chiudo in me stesso, nel frattempo Ketty e Martina ne soffrono, io lo capisco però mi deve passare. Prima di ammalarmi avevo paura del male e paura di morire. Adesso mi dispiace dirlo ma non mi interessa, oggi o domani è lo stesso .Comunque sono passati due anni e mezzo e sono ancora qua, diciamo a soffrire e a fare soffrire. La dialisi ti complica il carattere, lo fa diventare d’acciaio anche perché come ho detto prima, ora non ho più niente da perdere e ancora meno da guadagnare ,per questo che certe volte sono scontroso.

Siamo arrivati a 30 mesi di dialisi e mi non è cambiato niente ,l’unica cosa che è cambiato è il mio peso. Prima della dialisi pesavo circa 150kg invece adesso peso 85 kg.Adesso tanti cibi non posso più mangiarli, ad esempio la verdura, la frutta, posso bere poca acqua e bibite, devo evitare tutti i cibi che contengono liquidi,e tanti alimenti di cui prima ero molto ghiotto non riesco più a mangiarli!Questo è quello che sento e che ho passato. Ora aggiornerò questo mio “diario” ogni volta che ne sentirò il bisogno,sarà la mia valvola di sfogo. Oggi è il 4 dicembre, mentre sto scrivendo ho 39 di febbre, è comunque normale per uno che fa dialisi perché durante la terapia vengono rimossi tutti gli anticorpi, ferro, calcio e liquidi quindi sei esposto al primo virus che si avvicina al tuo corpo. Adesso vi spiego cos’è la dialisi: Arrivo in reparto verso le 14, mi cambio poi vado verso il letto che mi hanno assegnato, là mi viene messo l’apparecchio per la pressione sul braccio destro in quello sinistro infilano due aghi, uno d’entrata e uno d’uscita del sangue.Il sangue entra in una macchina per essere depurato (quello che dovrebbero fare i miei reni se fossero sani). Il sangue uscito dal mio corpo fa un percorso attraverso un filtro che viene chiamato rene artificiale e da lì il sangue esce depurato e rientra nel mio corpo, tutto questo per quattro ore e un quarto.Nel nostro corpo abbiamo circa cinque litri di sangue e nel rene artificiale ne passano circa 190 litri, pensate voi quante volte entra ed esce dal mio corpo e come viene depurato , tutto questo per tre giorni alla settimana cioè 12 ore e 45 minuti.

ecco questo è tutto ciò che mi resta dei suoi ultimi pensieri…
siate forti guerrieri… vi voglio bene….Mi Manchi Guerriero!

Papà Guerriero – Martina

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